Punteggio8.5/10 |
A tale of Whip
Dietro le facce sorridenti di tutti i giocatori che, felici, scartano ogni episodio di Castlevania sulla scia dellhype che sembra non volersi estinguere dalluscita di Symphony of the Night si cela in realtà linsicurezza di trovarsi infine davanti ad un titolo non allaltezza delle aspettative o, peggio ancora, troppo simile ai precedenti.
Konami è riuscita miracolosamente a rinnovare la serie di uscita in uscita, introducendo piccoli stravolgimenti nel sistema di gioco (Soma Cruz e la sua capacità di assorbire le anime) oppure dando ai fan esattamente quello che chiedevano (due castelli in Harmony of Dissonance).
Limpegno di continuare a dedicarsi ai portatili Nintendo è stato siglato dalluscita di Dawn of Sorrow. Secondo capitolo dedicato alle gesta dellefebico Soma, si tratta di un ottimo titolo, ma in un certo qual modo scontato. Alcuni potrebbero contestare questaffermazione, ma uno dei migliori platform (o action rpg?) su DS altro non è che un software upgrade del già stupendo Aria of Sorrow. Certo, questo non ne inficia la qualità. Ma avendo un così potente antagonista, come avrebbe potuto Konami continuare a destare interesse sulla sua saga di Vampiri?
Dopo aver creato Soma, protagonista dal gran carisma in grado di rivaleggiare anche con Alucard, dopo essere riuscita a creare un setting ed un sistema di gioco interessanti almeno quanto quelli di SotN (amato acronimo), la software house giapponese sembrava essersi messa in scacco da sola.
Ne sono prova i commenti aspri che seguirono le prime press release dedicate a Gallery of Labyrinth. Chi lamentava un chara design scialbo, chi temeva in un gameplay troppo invecchiato e ormai ripetitivo.
Eppure Gallery of Labyrinth è ora disponibile sul mercato USA e Giapponese, e si appresta ad essere rilasciato anche su quello Europeo sotto il nome di Portrait of Ruin (proprio come in America).
E tutte quelle persone che tanto avevano da lamentarsi sono ora assorte in silenzio nella loro cameretta, troppo occupate a sconfiggere Dracula per lennesima volta, per osare distrarsi e proferire parola a giustificazione della loro istintiva, ed errata, sfiducia.
I'm always watching you
1944. La Seconda Guerra Mondiale è il tragico evento che ha coinvolto la totalità della popolazione della Terra. Sul finire di questorrore, impercettibilmente altre ombre si agitano, inizio di un moto che rischia di compromettere ulteriormente la già provata umanità.
Jonathan Morris e Charlotte Aulin (Orlean nella versione Pal) sono di fronte allentrata del castello di Dracula per scongiurare questa ennesima minaccia. Questa volta però è un altro il vampiro che ordisce perversi piani ai danni degli esseri umani: si tratta di Brauner, pittore non morto.
Jonathan ha ereditato la Vampire Killer, mitica frusta originariamente in possesso della famiglia Belmont (passata poi ai Morris nel 1797, a seguito degli eventi di Symphony of the Night) da suo padre (John Morris, protagonista del mitico Bloodlines per Mega Drive). Il biondo ammazzavampiri di turno non è in grado di sfruttare il potere mistico della frusta, ma in compenso se la cava con qualunque altro tipo di arma esistente ed è aiutato dallamica strega, esperta nelle più disparate arti magiche: malgrado il suo cognome suggerisca più una spiccata capacità di cura del mal di testa è in realtà una discendente del clan Belnades.
Il fascino occulto nascosto dietro loscurità del secondo conflitto mondiale è un tema mai troppo abusato in letteratura, videogiochi e qualunque altra forma di intrattenimento.
Sfortunatamente però in Portrait of Ruin resta soltanto un eco di background.
Effettivamente la trama è il punto più debole del titolo. Ben scritta ma priva di particolari colpi di scena, resta comunque un ottimo escamotage per lanciare lo strano duo di protagonisti, ed il giocatore, verso lennesima esplorazione di Castlevania.
Killer Queen and King
Jonathan e Charlotte prendono le redini al posto di Soma. In questo nuovo episodio gestirete dunque due personaggi contemporaneamente. Uno sarà sotto il vostro diretto controllo, laltro sarà comandato dalla CPU, anche se potrete incidere sulle sue azioni in vari modi.
Andando con ordine, con la croce direzionale muoverete il primo personaggio, che attaccherà, salterà o schiverà premendo gli appositi pulsanti. Per utilizzare unarma secondaria (nel caso di Jonathan) o un incantesimo (se utilizzate Charlotte) sarà sufficiente premere su più il tasto di attacco.
R, X, A ed il touch screen sono invece dedicati unicamente al funzionamento del secondo personaggio. Innanzitutto utilizzando il tasto A decideremo se questi sarà o meno direttamente presente in gioco. Averlo al nostro fianco sicuramente porterà molti vantaggi, che vanno ben oltre la velocità con cui abbatterete i vostri avversari. Per esempio potremo sfruttare la forza di due personaggi per spostare gli oggetti più pesanti, o ancora per saltare più in alto usando il partner come trampolino. Unico lato negativo, se sarà colpito, il danno che subirà verrà scalato dal nostro totale di punti magia (MP). Sembrerebbe uno svantaggio da nulla, ma in realtà potrebbe costare la vita ai giocatori meno avvezzi a sopravvivere senza luso di abilità speciali. Vien da sé che per quanto ben calibrata, la CPU non è in grado di esibirsi in abili manovre evasive al pari del giocatore, e questo risulterà nel fatto che il protagonista che non è sotto il nostro diretto controllo si lascerà ferire da più della metà degli attacchi che gli saranno rivolti.
R ed A attiveranno rispettivamente lattacco speciale del personaggio mentre premendo X cambieremo il protagonista sotto il nostro controllo.
Con su ed X eseguiremo il co-op attack, ovvero una combo letale e graficamente spettacolare che coinvolgerà sia Jonathan che Charlotte, ma che costerà un enorme quantitativo dei nostri MP.
Indicare un punto sul touch screen equivarrà in fine ad ordinare alla cpu di muovere il nostro compagno (o compagna) in un dato punto o attaccare un determinato nemico.
Allapparenza tutte queste aggiunte potrebbero sembrare uninutile appesantimento del sistema di gioco di Castlevania, ma dopo pochi minuti di gioco ci si rende conto della perfezione con cui sono state implementate. Qualunque cosa vogliate fare, diventerà naturale in pochissimi secondi, senza inficiare limmediatezza che da sempre ha contraddistinto la saga Konami.
Ovviamente non manca lincredibile mole di oggetti ed abilità per modificare a vostro piacimento i parametri e le abilità dei due protagonisti, che potrete gestire dai pratici menu che compariranno mettendo in pausa il gioco.
Sparite le soul viste in Aria e Dawn of Sorrow, per potenziare i personaggi dovrete affidarvi unicamente ai level up ed al vostro equipaggiamento. Dunque questa volta non dovrete più uccidere i mostri tentando di risucchiarne lanima, ma dovrete sperare che lascino cadere oggetti utili una volta sconfitti. Il succo non cambia, considerando che spesso questi oggetti saranno pergamene per le magie, armi bonus o addirittura emblemi per gli attacchi combinati.
Dungeons & Vampires
Caratteristica dei giochi a la Metroid è la presenza di enigmi ed ostacoli di vario tipo che influenzano la progressione del gioco. Castlevania nel corso degli anni ha fatto sua questa peculiarità a volte generando trovate geniali, altre ripetendosi in modo comunque gradevole.
E lecito aspettarsi da Portrait of Ruin un approccio simile al level design. Dopotutto il castello è ancora li, con la sua mappa labirintica.
Invece ad un occhio attento non può sfuggire che questo nuovo episodio della saga Konami sia sotto un certo punto di vista un passo indietro, uno sguardo rivolto agli antichi fasti dei primi, purissimi platform che hanno cementato le basi della serie.
Lesplorazione dei livelli avviene in modo estremamente più lineare, malgrado la presenza dei Relic (oggetti chiave nascosti in punti chiave del castello che donano nuovi poteri ai protagonisti, quali la capacità di spingere oggetti o eseguire un doppio salto), vi sposterete in modo ovvio da unarea allaltra, senza sorprese, nella quasi totale assenza di bivi significativi.
Attenzione però! Questo non è certo indice di appiattimento del potenziale ludico del titolo! Anzi, in un certo qual modo, si tratta di una scelta apprezzabile, soprattutto dai fan storici che gradiranno unapproccio meno impegnativo che permetta di godere maggiormente dellazione (in doppia dose) che Castlevania sa bene come offrire.
Ovviamente i programmatori hanno anche pensato a come prolungare lesperienza di gioco, che rischiava di essere pericolosamente accorciata dallassenza del piacevole backtracking di riflessione indispensabile per trovare sempre nuove aree in cui dirigersi, ingrandendo di molto laria visitabile dal giocatore. Questa volta dovremo addirittura (e questa è una rivoluzione considerando quello a cui ci eravamo ormai abituati) spostarci in livelli ambientati fuori dalle mura del maniero di Dracula. Brauner, vampiro ambizioso, ha disseminato la dimora del Signore Oscuro di quadri che ne sigillano ed assorbono il potere. Per sventare la sua deviata macchinazione saremo costretti ad entrare nei dipinti e distruggere i sigilli nascosti nelle profondità dei livelli che contengono.
Una buona varietà di ambientazioni ha permesso allo staff Konami di sbizzarrirsi, creando aree completamente nuove come quella di ispirazione egiziana o quella ambientata nel circo (probabilmente il livello più bello del gioco), popolate di mostri inediti.
Si tratta di una ventata daria fresca di cui la serie obiettivamente necessitava, anche se paradossalmente la somma di tutti gli scenario inclusi in Portrait of Ruin è inferiore a quella di altri titoli della serie, senza contare che le aree del castello sono un po troppo simili tra loro, proprio a causa della scelta di aderrire maggiormente al design dei platform più classici.
Dunque corridoi e stanze privi di elementi particolari si alterneranno lungo tutto lo svolgersi dellavventura, appesantiti dalla mancanza di enigmi, oggetti importanti da raccogliere o sontuosità grafiche degne di nota.
Stay out of the sun, it'll only burn your skin
La qualità degli stage e dei fondali è incredibile: livelli molteplici di parallasse, sfondi tridimensionali ed effetti climatici rendono gli ambienti più vivi che mai, grazie anche ad una cura maniacale per i dettagli già evidente sin dai primissimi minuti di gioco. Purtroppo capita spesso di visitare due schermate troppo simili in rapida successione, ma lazione di gioco veloce e la presenza di unenorme varietà di avversari, molti dei quali mai visti negli episodi precedenti, vi terranno troppo occupati a tentare di sopravvivere per prestare eccessiva attenzione a questo piccolo, trascurabile difetto.
Le creature al servizio dei vampiri che Charlotte e Jonathan affronteranno sono tutte realizzate da sprite di buone dimensioni, perfettamente animate e molto ben dettagliate. La varietà di azioni a disposizione dei nemici lascia piacevolmente colpiti, e non si può che sorridere in preda a sadica soddisfazione guardando gli avversari che, una volta sconfitti, lentamente si disfano nei modi più disparati, fino a scomparire tra schizzi di sangue ed urla di dolore. Ci si avvicina sempre più agli standard del mai troppo citato SotN, non solo per quanto riguarda la perizia grafica, ma anche per la quantità di frasi parlate anche per i nemici più generici, che reagiscono in alcuni casi addirittura in modo diverso in base a quale personaggio stiamo utilizzando (si presti attenzione ad avversari come Zecchino e Succubus).
Inutile dire che, se fondali e mostri hanno subito un tale trattamento, ancora migliore è il lavoro svolto per i protagonisti, per cui si sprecano animazioni dal numero di frame spaventoso e piccoli dettagli che vanno dal movimento di un dito allondeggiare dei capelli.
Il commento sonoro ad opera della veterana Michiru Yamane, questa volta supportata da Yuzo Koshiro è composto da un buon numero di tracce molto ben realizzate, anche se talvolta incapaci di innalzarsi oltre il livello di mero sottofondo. La mancanza quasi assoluta di remix di temi musicali storici della serie non aiuta sotto questo punto di vista. Considerando il gameplay che strizza locchio al passato ed i riferimenti a Bloodlines, era lecito aspettarsi qualche sorpresa in più sotto il profilo musicale, che sicuramente avrebbe allietato ulteriormente le passeggiate lungo i corridoi di Castlevania per i fan di vecchia data.
Gli effetti sonori sono invece ottimi, forti del supporto massiccio del parlato durante i combattimenti. Grida, nomi delle magie e frasi dei mostri arricchiscono lo spessore delle battaglie. Sfortunatamente i dialoghi sparsi qua e la per portare avanti la trama sono presenti solo in forma di testo.
We think your castle is getting bigger and bigger and bigger
La difficoltà di Portrait of Ruin non è eccessiva. Il gioco scorre piacevolmente, offrendo un grado di sfida sufficiente lungo tutta la quest principale, che per essere portata a termine richiede soltanto una manciata di ore. Ovviamente ci sono svariati finali che potrete ottenere, e che per essere raggiunti prolungheranno notevolmente la durata totale delle avventure di Jonathan e Charlotte, e porteranno a visitare aree aggiuntive e a sconfiggere boss completamente nuovi.
Inoltre è stato aggiunto un interessante sistema di missioni secondarie: un personaggio di nome Wind, che incontrerete in una delle aree iniziali del castello, vi fornirà una lista di compiti da svolgere che vanno dallo sconfiggere un mostro particolare alla raccolta di oggetti. Soddisfacendo i suoi requisiti, otterrete nuove armi, oggetti ed abilità, o addirittura laccesso a aree bonus.
Come se le premesse per uno story mode così lungo ed articolato non fossero abbastanza, Konami ha inserito un numero impressionante di elementi sbloccabili, sotto forma dei classici sound test e boss rush mode, ma anche con un buon cast di personaggi segreti dotati di uno stile di gioco completamente diverso da quello del duo di protagonisti ammazzavampiri.
Già Dawn of Sorrow aveva proposto un semplice accenno al multiplayer che, in questo nuovo Castlevania, è stato ulteriormente limato. Potremo affrontare boss rush mode, che questa volta presente tre diversi course (ovvero livelli di difficoltà crescente con un diverso set di mostri) in compagnia di un amico, sia in locale che utilizzando la connessione wi-fi.
Si tratta, sia ben chiaro, di un semplice extra, ma la possibilità di giocare contemporaneamente con un alleato sullo stesso schermo è unassaggio di quello che Castlevania potrebbe diventare se si lasciasse più spazio a modalità cooperative che, senza ombra di dubbio, porterebbero questa serie ad un livello ancora superiore.
Altra aggiunta interessante di PoR è la modalità Shop. Potrete aprire un negozio in cui metterete in vendita i vostri oggetti. Lasciandolo connesso alla rete, utenti da tutto il mondo vi entreranno e, se siete in possesso di qualche rarità, contribuiranno al vostro arricchimento.
Castlevania Portrait of Ruin si piazza una spanna sopra Dawn of Sorrow, presentando un gameplay ed un livello tecnico di altissima qualità, eppur differenziandosi dal proprio predecessore, giostrando con saggezza elementi inediti e caratteristiche tipiche della serie. La quantità di elementi di “contorno” come personaggi bonus in quantità, una mappa esplorabile enorme e la presenza di una simpatica componente multiplayer rendono questo titolo non solo un obbligo per i fan della saga, ma anche per tutti gli amanti dei platform che troveranno nel prodotto Konami uno dei massimi esponenti del genere. Se siete in possesso di un Nintendo DS, non potete farvi scappare Portrait of Ruin.