Punteggio5/10 |
Il successo di Harvest Moon affonda le sue radici in unera ormai dimenticata, quando il capitolo originale vide la luce sul primitivo e bicromatico GameBoy. Allepoca (1997) lidea di produrre un simulatore di vita agreste dimostrava chiaramente la lampante genialità del team di sviluppo: Natsume. Il fatto poi che il brand sia sopravvissuto per un ventennio, può essere prova della validità del concetto ludico portante. Sta di fatto che negli anni Harvest Moon ha scandito con precisione impeccabile la vita di tutte le console Nintendo, estendendo recentemente il suo influsso persino sulle casalinghe e portatili griffate Sony. Non senza alti e bassi: a molti capitoli di evidente rilievo ludico (vale la pena citare Friends of Mineral Town, lepisodio più riuscito) si sono alternate pessime riedizioni ed add-on, e ultimamente il calo di vendite registrato ha portato la software house a innovare il concept di base introducendo elementi decisamente fuori contesto (Con Rune Factory o Innocent Life, rispettivamente un Harvest Moon Fantasy ed uno Futuristico, come citano i sottotitoli in copertina).
In mezzo ai succosi frutti di questa ritrovata vitalità creativa (pare che i due titoli appena citati abbiano riscosso discreti plausi dalla critica), arriva però anche un capitolo ben più conservativo, dedicato al Dual Screen della grande N.
Harvest Moon DS (la titolazione poco fantasiosa lascia già poche speranze), è uno strano ibrido fra il succitato capolavoro per GBA (Friends of Mineral Town) e il discreto episodio sviluppato su GameCube (A Wonderful Life, recentemente adattato anche per Ps2). Il risultato non è entusiasmante come si potrebbe pensare: del capitolo per la cubica console lesponente in piccolo eredita soltanto ambientazione generale e una quantità di elementi. Le strutture portanti, ludiche e visive, restano invece quelle già abusate su gameboy advance, che non solo non riescono a dimostrarsi tecnicamente al passo coi tempi, ma ben poco si adattano alle aggiunte di contenuto che a sproposito sono state inserite in questo capitolo. Con ordine.
Il compito principale del giocatore è quello di mantenere una fattoria, cercando poco a poco di ampliarla affinché oltre alla semplice produzione di frutta e verdura possa passare allallevamento di ovini, caprini e volatili. Limpianto narrativo di supporto è discretamente pretestuoso (dovete liberare una dea della natura di puffosa memoria) e fra laltro mal raccontato, con dialoghi sconclusionati ed una regia tuttaltro che entusiasmante. Alla fine nonostante labbozzo di trama che il team si sforza ad inserire nei suoi prodotti, tutte le attività di Harvest Moon restano sostanzialmente fini a se stesse, in quello che è un continuo votarsi allespansionismo economico e immobiliare. Per certi versi unimpostazione del genere può ricordare quella di Animal Crossing, sebbene Harvest Moon dimostri capacità ben più limitate: interazione con i compaesani ridotta al minimo, assenza di una componente multiplayer, una sezione dedicata ai Daily Task ben più vincolante rispetto a quella del titolo Nintendo ed un ritmo assai lento. Proprio questi ultimi due aspetti sono quelli che rendono il titolo meno riuscito rispetto al suo ideale genitore portatile.
Se già quando, nelle battute iniziali, lutente dovrà adempiere a poche mansioni (piantare, innaffiare e raccogliere i propri ortaggi) comincerà a presentarsi una estrema ripetitività dellazione (poiché manca quasi del tutto la possibilità di dedicarsi ad attività alternative), nel momento in cui si costruiranno pollai e stalle le mansioni quotidiane diventeranno in qualche modo davvero oppressive. Colpa, questa, non tanto della struttura generale (in Friend of Mineral Town i compiti giornalieri risultavano comunque sopportabili), quanto di alcune modifiche e introduzioni. Prima fra tutte, la necessità di utilizzare il cosiddetto Touch Glove per accudire i propri animali: equipaggiando questo oggetto tutte le interazioni con le bestie si trasformeranno in semplici minigiochi da affrontare utilizzando il Touch Screen. Finché si tratta di mungere mucche e tosare pecore, in modo che la bravura del giocatore influenzi la quantità di latte o lana, lutente potrebbe persino perdonare la semplicistica impostazione dei minigame e la loro ripetitività, ma quando si deve semplicemente grattare il più velocemente possibile i propri animali solo per aumentare il loro affetto nei nostri confronti, allora la perdita di tempo risulta quantomeno disarmante.
Per venir meno alle incombenze quotidiane e dedicarsi alle poche attività libere (pescare, tagliare legna, minare alla ricerca di minerali preziosi), cè la possibilità di reclutare appositi folletti, dopo averli liberati dalla stessa prigionia che tiene lontana la Dea del raccolto dalla Forget-Me-Not Valley. Tuttavia a differenza del capitolo per GBA (in cui si utilizzavano semplici monete per pagare i servizi del piccolo popolo), in Harvest Moon DS è necessario, per ottenere medaglie da usare come merce di scambio, entrare nel casinò e giocare a memory. Al giocatore larduo compito di decidere se è più tedioso cercare di ricordare la disposizione delle carte o strusciare il pennino come un forsennato sullo schermo inferiore, cercando di far felici i propri polli.
Un altro elemento a sfavore di Harvest Moon Ds è lassurdo metodo di costruzione degli edifici. Per tirare su le varie strutture è possibile utilizzare tre diversi materiali: foraggio, legno o pietra. Il costo dei materiali varia sensibilmente, così come la loro resistenza. Già nelle prime fasi di gioco è possibile tirar su un pollaio di foraggio, pur sapendo che al primo giorno di pioggia potreste vederlo crollare uccidendo tutte le galline al suo interno. Il legno è una buona via di mezzo, ma non resiste alle giornate di tempesta, e viste le nevicate supera scarsamente gli inverni. La pietra è sostanzialmente indistruttibile, ma ha un costo esageratamente eccessivo. Il giocatore saggio sa bene che non è opportuno investire i propri risparmi in caduche strutture legnose, ma di contro deve prepararsi ad interminabili attese e snervanti sessioni di gioco prima di poter mettere in piedi tutte le costruzioni. Un bilanciamento più attento avrebbe portato indiscutibili benefici: vista la grande mole di strutture (capanno per i funghi, una serra a tre piani in cui coltivare ortaggi anche fuori stagione, un casotto con macchinari per lavorare latte, uova e lana) probabilmente lutente si sarebbe lasciato trasportare dalle novità dimenticando la tediosa fase sopra descritta, assai ripetitiva.
In definitiva, Harvest Moon DS è un prodotto ben meno riuscito del meglio calibrato Friends of Mineral Town. Le novità introdotte in questa versione rendono il progresso dellutente tedioso e poco divertente. Non è raro avere limpressione che il titolo Natsume sia stato pensato piuttosto per consumare il tempo del giocatore, invece che per divertirlo.
Resta qualche pregio innegabile che interessa la vasta mole di azioni da compiere, la presenza di eventi e sagre stagionali a cui è possibile partecipare, un sistema di relazioni amorose che può condurre il protagonista a sposarsi e diventare padre. Ma nonostante qualche upgrade contenutistico, le sessioni di gioco risultano alienanti.
A livello tecnico Harvest Moon DS è unimbarazzante adattamento del capitolo per GBA. Il comparto visivo è rimasto sostanzialmente inalterato rispetto a quello di Friends of Mineral Town, affatto adeguato allevoluzione tecnica che neppure troppo marginalmente segna il passaggio da Gameboy a Ds. Il panorama visivo bidimensionale del titolo in esame è quindi piuttosto arcaico, e non mostra alcun elemento di particolare rilievo, se non una buona ampiezza della mappa di gioco ed uno stile generalmente piacevole, ma dal carattere non troppo memorabile. Il set di animazioni dei personaggi è ridottissimo, gli sprite che li rappresentano non molto dettagliati, i cromatismi che colorano lambiente di gioco leggermente slavati e poco incisivi. Il comparto sonoro, fatto di quattro tracce stagionali è poco ispirato, ed i rumorosi scratch che dovrebbero sostituire le voci dei protagonisti sono pessime imitazioni dei vocalizzi stilizzati che invece ben caratterizzano Anima Crossing: Wild World.
Le peculiarità del Nintendo DS sono sfruttate in maniera solo superficiale: il beneficio più grande del passaggio al doppio schermo è la presenza dellinventario sul Touch Screen. Nonostante sia necessario giocare usando i tasti frontali ma avendo a portata di mano il pennino, il ritmo piuttosto blando fa si che questa non sia unoperazione difficile, ed anzi è molto comodo avere sottocchio lequipaggiamento e tutte le opzioni per il salvataggio.
In ogni caso lo schermo sensibile al tocco non vanta altri utilizzi, se non nei momenti dedicati alla mungitura, tosatura o alla gratificazione dei vostri animali (della cui limitatezza si è discusso poco sopra).
Nessun impiego trovano le possibilità di comunicazione via Wirless Connection. Siamo convinti che proprio lesempio di Nintendo, con il già citato Animal Crossing, dovrebbe indirizzare i futuri lavori di Natsume: Harvest Moon condivide con il titolo Nintendo alcune caratteristiche legate allo sviluppo della propria, ridotta urbanità, e potrebbe trarre in interessante spunto dal brand appena citato per rendere le sessioni di gioco meno fini a se stesse.
Harvest Moon DS è un titolo sottotono, monotono e mal calibrato. Lontano dai fasti che 4 anni fa decretarono il successo del capitolo per GBA, la scarsa cura con cui è stato confezionato lo rende poco appetibile. A tutti gli effetti questo capitolo eredita una base tecnica e visiva che ormai non è al passo coi tempi, e soffre a causa di impianti contenutistici che rovinano uno schema basilare che seppe dimostrarsi efficace. La vasta gamma di situazioni, costruzioni, personaggi e possibilità perde di consistenza di fronte ad una progressione lenta, frammentata da minigiochi banali, poco caratterizzati, affatto impegnativi e meno che mai divertenti. La presenza di Daily Task tremendamente vincolati e ripetitivi potrebbe addirittura deludere i fan della serie, vista l’assenza di una qualsiasi gratificazione visiva o d’altro genere. Chi fosse particolarmente interessato all’idea alla base di un simulatore di vita agreste non dovrebbe dimenticare che il portatile Nintendo garantisce una salvifica retrocompatibilità. Chi, d’altro canto, piuttosto che dall’ambientazione è attratto dal concetto di uno sviluppo progressivo, urbanistico e immobiliare, può rivolgersi al (pluri)citato Wild World senza timore di perdere un titolo rilevante.