Punteggio7.5 su 10/10 |
Se cè una cosa che anni e anni di film, cartoni, fumetti, libri e videogiochi ci hanno insegnato è che al mondo esistono dei misteri che sarebbe meglio rimanessero tali, e il processo nel quale si articola la creazione di una delle famigerate sigle di Cristina dAvena e socio-maschile-di-cui-non-ricordo-assolutamente-il-nome è proprio uno di questi: umilmente, dunque, ci ritiriamo e rinunciamo a capire che attinenza abbia il verso parafrasato nellintroduzione col resto della sigla di Hamtaro, il simpatico e carinissimo cricetino ormai alla sua quarta apparizione ludica. Ecco, torniamo seri e passiamo a parlare di questo Rainbow Rescue.
Il sindaco di color indaco
La storia alla base del gioco si svolge secondo il canovaccio tipico di tante puntate della serie animata: Hamtaro e compagni, in breve gli Ham-Hams, essendo nullaltro che simpatici animaletti chi più chi meno domestici e non avendo le migliaia di impegni che invece incombono sulla testa di tutti i poveri mortali, si godono dalla mattina alla sera la vita, allinterno della loro Club House oppure, quandè possibile, allaria aperta. E proprio in uno di questi momenti che Bijou, la cricetina amata da Boss ma che sembra avere occhi solo per Hamtaro (ah però, sti criceti!), dopo una mattinata di pioggia, mentre si gode laria fresca si accorge di uno spettacolo sempre molto affascinante, larcobaleno. Purtroppo, il tempo di andare a chiamare gli amici e larcobaleno, come spesso accade, è già sparito...
ovvia delusione degli Ham-Hams non è però la conseguenza più grave della rapida sparizione: quellarcobaleno era in realtà stato creato dal principe Arcolino, il criceto più famoso di Arcobalandia, come strada per un viaggio importante, uno di quei viaggi a cui un criceto di simile levatura proprio non può sottrarsi. Privo ormai di qualsiasi sostegno contro la forza di gravità, Arcolino precipita sulla Terra, e per la precisione esattamente in testa a Boss; una volta calmatasi la confusione ed esposto il problema, gli Ham-Hams si offrono come loro solito di aiutare lo sfortunato nuovo amico: il loro compito è ricostituire larcobaleno, trovando sette ingredienti del colore giusto e passandoli al principe, che grazie al suo magico ombrello farà il resto.
Rainbow Rescue presenta la struttura tipica di un adventure nipponico, orbata quasi del tutto di combattimenti e di elementi di violenza che non siano esposti in chiave estremamente comica ed innocua. La Club House funge da hub per le sette zone diverse del gioco, ognuna delle quali nasconde un ingrediente, nei quali i cricetini si muoveranno quasi sempre in un gruppo più o meno numeroso, allinsegna di quel Lunione fa la forza che è un po il messaggio fondante del gioco così come del cartone. Oltre infatti alle attività tipiche del genere, lesplorazione e il dialogo con gli NPC (che per chi non lo sapesse sta per Not Playing Criceti. Ehm...), il gioco pone di fronte a numerose situazioni che per essere risolte necessitano della presenza di più Ham-Hams. Esempi tipici: cè un particolare oggetto da spostare, magari perché può servire da passaggio da una parte allaltra del livello, ma loggetto pesa e pochi cricetini da soli non sono in grado di spostarlo; o ancora, sospesa a una certa altezza cè una corda sulla quale arrampicarsi, e solo issandosi luno sulle spalle degli altri gli amici roditori possono raggiungerla.
Il gioco è pieno di casi del genere che però, a parte trovare i propri compagni nel caso non labbiate ancora fatto, non presentano sfide particolari. Il vero cuore giocabile di Rainbow Rescue è rappresentato dai numerosissimi minigiochi, alcuni necessari per avanzare, altri facoltativi, di cui è farcito. Si va da pure e semplici prove di abilità col pad, a prove di memoria ed osservazione, da riduzioni di famosi giochi di società a parodie del sistema di combattimento alla Pokémon, da rhythmin game piuttosto semplicistici addirittura a sezioni di volo realizzate con un convincente Mode 7. Anche per i minigiochi il concetto di gruppo è fondamentale, sebbene ognuno venga affrontato da un solo criceto alla volta: infatti, solo uno tra gli Ham-Hams è adatto ad una specifica tipologia di minigioco, e se non è dei vostri al momento giusto, non avrete altro da fare che andarlo a cercare.
Vietato ai maggiori?
Molti minigiochi sono affrontabili più volte per migliorare i propri punteggi, e inoltre non dimenticate di visitare ogni livello anche dopo il completamento, perché è probabile possiate sbloccare nuove zone e nuove sfide. Non è solo lingrediente cercato la ricompensa per gli sforzi dei criceti, che potranno infatti collezionare, sparsi per larea di gioco oppure in appositi negozi (la valuta del mondo dei criceti è il seme di girasole, fatene incetta!), disegni da colorare e numerosi sfondi su cui appiccicare centinaia e centinaia di figurine, rappresentanti gli Ham-Hams e i più svariati oggetti immaginabili. Sfondi, figurine e disegni possono infine essere oggetto di scambi tra due possessori del gioco, e anzi, è solo sfruttando questa feature che si ottengono le figurine più rare.
Intuibilmente Rainbow Rescue non presenta difficoltà particolari essendo dedicato ad un pubblico di giovanissimi, ma nondimeno i minigiochi sono tutti ben congegnati e in grado di elargire divertimento a piene mani. Inoltre la difficoltà è ottimamente calibrata e rappresenta un approccio ideale per i più giovani al mondo dei videogiochi: i piccoli giocatori dovranno impegnarsi per ottenere gli ultimi due o tre ingredienti. Anche qualche giocatore più grandicello, in verità, potrebbe dover ripetere una prova più di un paio di volte... Contrasta con questo stato di cose la non linearità dei livelli: la successione degli eventi è praticamente immutabile, ma la geografia dei mondi, peraltro piuttosto estesi, a volte assume conformazioni labirintiche nei quali anche un avventuriero provetto potrebbe avere difficoltà a muoversi.
Non è tanto la non linearità, quanto il modo in cui questa è gestita a rappresentare il più evidente difetto di HRR: non esiste una mappa dettagliata dello stage, e allinterno di questo i punti di riferimento grafici coi quali segnare a mente la differenza tra un percorso e laltro sono pochi; è questo un difetto presente anche nel gioco più famoso degli Alphadream, quel Mario & Luigi Superstar Saga che però ne risultava solo leggermente minato, e anche in questo caso il danno è basso. Altro difetto è una gestione un po irascibile di alcune collisioni, dove il criceto che guida il gruppo andrà posizionato precisamente senza alcuna tolleranza, ma sono veramente questioni di lana caprina. La longevità è assicurata dallestensione dei livelli e dallelevata dose di rigiocabilità; inoltre chi vorrà sbloccare tutto lo sbloccabile avrà di che essere impegnato.
La grafica ha il solo difetto, già citato, di una lieve monotonia dei livelli, ma per il resto ci attestiamo su livelli addirittura deccellenza: gli sprite sono grossi e splendidamente disegnati, e lo schermo di gioco ne può ospitare anche più di una decina tutti in movimento senza che la fluidità ne risenta minimamente. I fondali sono piuttosto semplici, ma deffetto, e colorati con tinte pastello molto gradevoli che però, a dir la verità, non restituiscono in pieno lo spirito del cartone. Si tratta questa dellunica limitazione a un compito che per il resto il gioco svolge perfettamente, e cioè ricreare sul piccolo schermo del GBA (e magari su quelli un po più grandi del DS per i primi fortunati) le atmosfere della serie animata. Soprattutto sbalordiscono le animazioni, ricche di frame, sempre fluide e soprattutto divertentissime, e in particolare le meravigliose facce che i cricetini sono in grado di fare, sia come sprite che come figurine che appaiono nei dialoghi: alcune sono veramente da antologia e faranno ribaltare sulla sedia anche chi ha ormai passato da un pezzo letà per guardare Hamtaro. Comicità sullorlo del demenziale che si riscontra spesso anche nei dialoghi e più in generale in tutte le situazioni di gioco (dopo aver giocato a HRR i pulcini non vi sembreranno più tanto carini...), e che alla fine rappresenta il vero punto forte del titolo almeno dal punto di vista di un adulto, ma sempre accompagnata dalla giusta dose di zuccherosità assortite, oltre che da un sano tocco didascalico e pedagogico.Chiude il quadro un sonoro che, come accade troppo spesso, fa il suo compitino e non si spinge oltre.