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Rebelstar: Tactical Command

Recensione
Piattaforma:
Gameboy Advance
Editore:
Atari
Genere:
Strategia
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Rebelstar: Tactical Command

Punteggio

7.5/10

Rebelstar: Tactical Command

A volte ritornano
Tanti, forse troppi videogiochi parlano di alieni: mutuando i clichè classici di film e romanzi di fantascienza, anche le software house hanno sfruttato l'atavica curiosità dell'uomo riguardo la vita su altri pianeti, creando veri capolavori o autentiche schifezze. Alla prima categoria appertiene X-Com: Enemy Unknown, vero e proprio classico senza tempo pubblicato da Microprose, una pietra miliare del genere strategico che tuttora risiede nel cuore degli appassionati di mezzo mondo, che ci permetteva di gestire un'intera base antialiena (o anche più di una), localizzare gli alieni, combatterli per aria e per terra, recuperarne i materiali, svilupparne le tecnologie e tanto altro. In assoluto uno dei giochi tattico-strategici più completi, più d'atmosfera e più appaganti in assoluto. Ebbene, a più di dieci anni dalla sua uscita i suoi creatori, questa volta all'ombra di Namco, ci propongono un gioco che riprende in pieno le fasi di combattimento a terra di X-Com, arricchendole e facendone il fulcro dell'intera produzione; Rebelstar: Tactical Command non ci permette di costruire basi o intercettare navicelle aliene, ma ci mette nei panni di una squadra di ribelli disposti a lottare fino alla morte pur di contrastare l'inavasione dei perfidi Areliani.
Siamo di fronte ad un nuovo classico? Scopriamolo insieme.
Ribelli, Areliani, Zorn, Frylar... avanti il prossimo!
Jorel è un ragazzo come tanti altri sulla Terra: i suoi genitori sono stati rapiti dagli extraterrestri. Del resto, questa è la prassi per tutti gli adulti che abbiano superato i trent'anni di età. Nonostante la perdita (prevista), Jorel non si è perso d'animo e si è unito ai ribelli, l'unico gruppo armato intenzionato a mandare a casa i malvagi invasori Areliani. Durante il suo addestramento Jorel conosce i compagni che faranno parte del suo team e apprende le tecniche base per affrontare i mostruosi e non troppo intelligenti leccapiedi degli Areliani: gli Zorn. Ad affiancare queste due razze ci sono i Frylar: un nuovo tipo di alieni insettoidi ancora più cattivi nei contronti degli umani. Tutto sommato, la storia non si può certo definire un capolavoro, ma svolge comunque bene il suo ruolo di collante tra una missione e l'altra.
Parlando del gioco vero e proprio, in ogni missione Rebelstar ci mette ai comandi di un team composto da un numero variabile di personaggi (si parte con uno solo per arrivare a gruppi anche abbastanza numerosi) assegnandoci un obiettivo da raggiungere - tipicamente ripulire il livello dai nemici o sopravvivere per un certo numero di turni. L'azione di gioco è suddivisa in turni distinti, quello dei ribelli e quello dei nemici: durante quello dei ribelli, il giocatore può impartire gli ordini ai propri uomini in maniera dinamica, ovvero cambiando personaggio ogni volta che vuole (utile l'uso del tasto L per impostare la selezione tra i personaggi che ancora possono muoversi); una volta terminate tutte le operazioni il gioco passa ai nemici, che faranno le proprie mosse. In un turno, ogni componente della nostra squadra ha a disposizione un certo numero di Punti Azione, che rappresentano il limite alle azioni che si possono compiere: proprio come avveniva in X-Com tutti gli ordini costano un certo numero di Punti Azione ed una volta terminati il personaggio resterà immobile fino al prossimo turno.
Le azioni da compiere sono molteplici: ovviamente ci si può muovere e sparare, nel primo caso vengono visualizzate le caselle che si possono raggiungere, colorate in maniera diversa a seconda dei Punti Azione consumati (arancione per le caselle vicine, gialle per quelle a media distanza e verdi per quelle lontane), nel secondo caso si può scegliere tra una varietà di modi di colpire (colpi multipli, più precisi, più veloci...) che cambiano in funzione all'arma impugnata; altre azioni comprendono caricare l'arma, cambiare equipaggiamento, gettare l'oggetto impugnato, curare i propri compagni (nel caso si disponga degli oggetti e delle abilità necessarie), rinvigorire il morale della truppa (solo per i leader) e l'importantissimo overwatch.
"Attento all'alieno!" - "Quale alien..." - BOOM
L'overwatch è il primo tratto distintivo di Rebelstar di cui parliamo, e consiste nella possibilità per un personaggio di attaccare i nemici nel loro turno: se un ribelle ha a disposizione sufficienti Punti Azione, può decidere di spenderli andando in overwatch, scegliendo un tipo di attacco e terminando il proprio turno; quando a muoversi saranno i nemici, se uno sventurato si avvicinerà al ribelle in questione, verrà attaccato automaticamente, anche più di una volta. In effetti, non siamo di fronte all'arma definitiva: l'attacco parte solo se il nemico spende un certo numero di Punti Azione e se cade nel campo visivo del nostro personaggio, ma è estremamente utile per tendere agguati dietro gli angoli o per sorveglaire determinati obiettivi sensibili; è bene ricordare però che anche i nemici possono andare in overwatch!
Spiegamo meglio come funziona il campo visivo: questa è la seconda e più importante caratteristica di Rebelstar. Il gioco infatti fa massiccio uso dell'espediente del "fog of war", ovverosia l'impossibilità per ribelli e alieni di vedere tutti gli elementi presenti nello stage, ma solo quelli situati nel cono visivo di fronte a loro (visualizzabile in qualsiasi momento selezionando un personaggio e premendo il tasto R); questo fattore caratterizza pesantemente l'esperienza di gioco, costringendoci a muoverci per i livelli in maniera vigile e diffidando di ogni angolo, dietro al quale si potrebbe nascondere una minaccia. Il nostro team dunque deve muoversi facendo gioco di squadra: ad esempio, un ribelle può avanzare scrutando gli ambienti non ancora visitati e individuando i nemici mentre un altro utilizza queste informazioni per sparare senza consumare altri Punti Azione. Tutto ciò permette inoltre di tendere agguati ai propri avversari, cogliendoli alle spalle senza che se ne accorgano.
Terzo aspetto di cui parliamo è la possibilità da parte del giocatore di modificare i luoghi in cui avvengono gli scontri: alcune armi particolarmente distruttive ci permettono di utilizzare l'ambiente a nostro vantaggio, permettendoci ad esempio di entrare in un edificio da una breccia appena creata piuttosto che dal sorvegliatissimo ingresso principale; principalmente ci troveremo ad abbattere muri usando delle granate o a bruciare alberi grazie a lanciafiamme e granate incendiarie.
Infine, il gioco presenta una affinità ai classici gdr nel momento in cui un membro del nostro team sale di livello: in questi casi il giocatore è chiamato ad assegnare un certo numero di punti alle abilità del personaggio e alla capacità di utilizzo di certe armi, personalizzando e specializzando così la propria squadra a seconda della condotta di gioco che si predilige.
Fortunatamente Rebelstar introduce gradualmente il giocatore a questi concetti, proponendo le prime missioni come tutorial e facendoci spiegare praticamente tutto dall'istruttore di Jorel.
Anche i dettagli hanno la loro importanza
Giudicando Rebelstar nei suoi singoli aspetti, partiamo da quello che più mina il giudizio globale, e cioè la grafica. Il profilo visivo è quello che tradisce la natura old-style del titolo, presentando una visuale bidimensionale isometrica popolata da sprite scialbi e monotoni; nonostante la buona caratterizzazione stile manga dei ritratti dei personaggi che possiamo osservare nei dialoghi di intermezzo (comunque piuttosto poveri, presentando solo i mezzi busti degli interlocutori senza alcuna animazione), durante le missione tutti i personaggi sono rappresentati allo stesso modo, quindi maschi e femmine, alti e bassi, magri e grassi, tutti hanno lo stesso aspetto: l'unico modo per distinguere due personaggi diversi consiste nel passarci sopra col cursore e vedere quale ritratto compare. Stesso discorso per i nemici, per i quali sono presenti solo un paio di varianti per razza. Misere anche le animazioni, che presentano un numero molto limitato di frame, e gli effetti speciali quali l'esplosione di una granata. Questa carrellata di difetti non implica che il gioco sia inguardabile, tuttavia non si può far altro che denunciare un look generalmente pixelloso e poco curato.
Il sonoro può essere liquidato in poche righe: gli effetti compiono il loro dovere in maniera sufficiente, mentre le musiche tentano di creare uno stato d'animo di ansia e pericolo, ma riescono solo a portare alla noia dopo una mezz'oretta gioco. Fortunatamente si può giocare ascoltando solo gli effetti sonori.
Arriviamo dunque al reparto in cui Rebelstar fa vedere le sue carte migliori. La giocabilità del titolo è molto buona e risente positivamente degli aspetti caratterizzanti descritti nel paragrafo precedente; giocando una missione si avverte il pericolo derivante dai nemici che non vediamo e si impara presto a non voltare un angolo se non si hanno a disposizione sufficienti Punti Azione. In molte missioni è poi possibile e vantaggioso appostarsi dietro una finestra o un muretto e andare in overwatch, vedendo l'imprudente nemico cadere sotto i nostri colpi nel suo stesso turno. Godibile inoltre la possibilità di "approccio creativo" alle difficoltà del gioco, semplicemente aprendosi un varco ed evitando i nemici appostati. Tutti questi elementi, uniti alla possibilità di caratterizzare il proprio team ed al vasto numero di armi utilizzabili, danno al titolo una certa varietà, per cui difficilmente ci si annoierà prima di averlo completato.
Il livello di difficoltà del gioco è medio/alto e non è raro dover ripetere un'intera missione per un solo errore o per un nemico spuntato da una zona non sorvegliata: nota la posizione degli alieni, superare lo stage diventa sensibilmente più facile. Il numero non esaltante di missioni (poco più di venti) viene compensato dalla modalità multiplayer, in cui due giocatori si possono sfidare passandosi il Gameboy Advance alla fine del proprio turno, e dalla possibilità di rigiocare in tutte le mappe scegliendo quale razza impersonare.

Sintesi

Rebelstar: Tactical Command rappresenta la più classica delle occasioni mancate: un gioco che, prendendo spunto dai classici del genere, riesce a proporre qualcosa di nuovo ed a valorizzare aspetti spesso sottovalutati, ma che risulta penalizzato da una realizzazione tecnica ampiamente migliorabile e da una generale mancanza di cura, non riuscendo a raggiungere i mostri sacri della strategia su console. Nonostante questo, il gioco risulta godibile e può regalare momenti di sano appagamento tattico/strategico; è caldamente consigliato agli amanti del genere, anche in virtù del prezzo budget!

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