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Dal Web alla Grid: ne parlano i Linden Lab, in Italia

Martedì 13 Maggio 2008, 19:22 Dal Web alla Grid: ne parlano i Linden Lab, in Italia

Da "http://" a "x, y, z". Ecco il senso della conferenza milanese di ieri, che ha avuto quanto meno il merito di portare per la prima volta in Italia i Linden Lab, nella cordiale persona di Robin Harper, vicepresidente del marketing. Ma cosa significa quell'oscura espressione? È come dire "dalla comunità ristretta a piattaforma globale", oppure "dal web alla Grid", ovvero dallo standard bidimensionale che rappresenta l'interezza dell'internet che è ormai realtà quotidiana di ognuno di noi, a un nuovo standard che ancora non è universale ma che – ecco lo scopo della conferenza – presto sarà inevitabile e darà vita una sorta di nuova internet. La Grid altro non è che l'insieme dei server su cui Second Life risiede e vive. Su di essa abita il mondo a 3 dimensioni, profondamente interattivo, che presto non sarà più solo un luogo ma "il" luogo di partenza di ogni internauta, a iniziare dal quale ci si potrà muovere ovunque, nella rete.

Utenti, rassegnatevi. Quello che c'è di bello nel sentirsi parte di una community che condivide una visione del mondo, primo o secondo che sia, sta per svanire. Qualcos'altro di nuovo avverrà. Lo spiega la Harper in persona, una donna sicura di sé ma di grande cordialità e simpatia, che con disinvoltura racconta: «Anche in Italia, quella che è nata come una community online sta rapidamente crescendo, trasformandosi in una piattaforma globale usata da individui, imprenditori, governi, aziende». Questo per affermare ciò che ormai diciamo da tempo, vale a dire che Second Life si presta bene a diventare un nuovo modo di comunicare fra azienda e cliente. Nuovo e pieno di potenzialità che tutti i nostri lettori ormai conoscono. Se poi questa che è presentata come una naturale evoluzione della Grid che ha già iniziato a inglobare il web (proprio da maggio all'interno di SL si possono fare ricerche online) e che finirà per sostituirlo, sia un bene o un male, non si può ancora dire. Senza dubbio segnerà, pian piano, la scomparsa della Second Life fino a ora conosciuta.

La Second Life nata con i primi utenti che l'hanno non solo animata ma anche costruita (è noto che il secondo mondo è user generated) era un luogo in cui inventare in piena libertà, in cui un piccolo sogno di pixel poteva prendere vita dalle mani di ognuno senza bisogno di gavetta, compromessi, risorse. Questa sta sparendo travolta dalla dura realtà fatta dalle leggi di mercato del primo mondo. Speriamo non ne diventi una sbiadita trasposizione in virtuale. Arrivano aziende, tante (ma non molte le italiane), arrivano investitori che tirano fuori dollari veri per acquistare i Linden Dollars (L$, la moneta locale) e che vogliono un ritorno altrettanto reale. Questi ultimi investono aspettandosi anche nuovi servizi che il papà di SL prontamente cerca di fornire; e i prezzi lievitano.

L'utente comune che nel 2003 o nel 2004 poteva entrare e plasmare dal nulla un mondo a propria immagine e somiglianza e che eventualmente poteva guadagnare L$ dalle proprie creazioni, oggi è una razza in via di estinzione. I vecchi, gli affezionati, cambiano aria, guardano con sospetto chi ha rubato il loro sogno: oggi per possedere una terra di media grandezza, una casa, servono circa 50 euro al mese, e ancora di più per affittare un'isola. Comprarla? Costa almeno mille euro.

Insomma, non è per tutti, non è di tutti. Non di chi spera di produrre L$ per acquistare il necessario a una seconda vita di tutto rispetto. È invece di chi vuole fare un investimento, di chi porta soldi reali per produrne altrettanti, reali. Per riassumere, si potrebbe dire che Second Life non è più un fine bensì un mezzo. «Meglio così», spiega Mattia Crespi, amministratore delegato di Isn Virtual World (principale azienda italiana che si occupa di consulenza per il marketing nei mondi virtuali) a cui VisionPost ha presentato la questione. «Quello di avere una scrematura dei contenuti, di far venire a galla solo quelli più importanti, è un vantaggio: aumenta la qualità, aumenta la pubblicità di cui l'autore può godere. Anche chi gira attorno al contenuto emergente sarà più qualificato, preparato e competente. E poi è la stessa community a direzionare questo cambiamento in quanto ci vive bene dentro, ha cambiato mentalità».

Problema server - I dati più aggiornati parlano di 13 milioni di utenti registrati di cui 500 mila italiani. Certo gli utenti attivi sono di meno (22 mila circa per il Bel Paese), ma la crescita che si è registrata da due anni a questa parte è diventata costante e non dà segni di flessione. Questo pone i Linden Lab davanti a un bivio organizzativo economico e quasi ideologico: la dislocazione dei server. A tutt'oggi per ospitare ogni giorno una media di 50 mila avatar in contemporanea c'è bisogno di 18 mila server, tutti localizzati a San Francisco. Se la città, insomma, subisse qualche danno sostanziale – tempeste, terremoti, mancanza di luce prolungata – Second Life rimarrebbe offline finché il destino lo vuole.

Quindi se davvero l'azienda di Philip Rosedale ritiene che la Grid debba accogliere non una community, per quanto ampia, bensì un campione molto rappresentativo dell'intera Rete, allora non ha scampo: occorre accettare che Second Life alloggi anche su server esterni, com'è già accaduto nel caso di Ibm. Tuttavia non si sa se e quando tale dislocazione avverrà.

E ancora: presentare Second Life come il luogo ideale per un nuovo tipo di marketing, come l'ambiente più proficuo per la crescita di un'azienda, per il superamento di barriere geografiche che separano collaboratori permettendo loro di cooperare più facilmente, pare un po' poco. Nonché già noto. Piuttosto, ci chiediamo, quali garanzie potrebbero i Linden Lab offrire agli imprenditori in tre dimensioni? Tutto ciò che risiede sui server di Mr Rosedale è di Mr Rosedale e l'utente non ha diritto, qualora per problemi tecnici perdesse tutto, ad alcun risarcimento. È scritto chiaramente nei Tos (termini di servizio che si accettano prima di accedere).

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