Si dice sempre che il settore videoludico va a gonfie vele. E non è affatto falso: ormai tutti giocano, in rete e non, grandi e piccoli. Tuttavia l'esplosione del mercato non sempre è accompagnata da una forte infrastruttura culturale. Mancano le professionalità e perfino i corsi di formazione, trattandosi di un mestiere ancora piuttosto nuovo. Questo è quanto sostiene l'unione britannica dell'industria del videogioco, che ha appena avviato una campagna a tal proposito: Games Up. La preoccupazione dell'industria britannica si concentra sulla tipologia di corsi universitari dedicati al mondo dei videogame. Sono ben 81, ma solo il 95 per cento è accreditato e stimato come serio. Inoltre, gli studenti a volte credono di essere in viaggio per il paese della cuccagna e che il loro mestiere consisterà nel sedersi e giocare. Mentre si tratta in gran parte di programmazione. Ne parla a Bbc David Braben, portavoce di Games Up, spiegando che non si può pensare di formare i ragazzi a questo mestiere senza includere materie come l'informatica, la matematica, la fisica. Si tratta di un grave fraintendimento, una mancata opportunità e una perdita di tempo per molti. Quindi, è bene rimboccarsi le maniche e offrire migliori opportunità di formazione per un mondo lavorativo attualmente fra i più flessibili e vivi. Supportare questo mestiere con validi corsi serve anche per avviarne una fase nuova. Infatti, in tempo di abbondanza di offerta, la concorrenza è aumentata e per un prodotto è sempre più difficile affermarsi. Il settore non è più nicchia, e merita tanta attenzione quanta quella dedicata agli altri corsi di laurea.
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