Age Of Empires III: War Chiefs
Il rito dell'espansione
L'expansion pack è ormai diventata prassi in casa Ensemble Studios, ma non solo. Quasi ogni strategico che riceve una buona accoglienza è di solito seguito da un'espansione ed il motivo è semplice: con minimi sforzi su un prodotto già realizzato si possono ricavare ingenti profitti. Fortunatamente le espansioni degli RTS made in Microsoft si sono sempre distinte per offrire alla platea più che una mera riproposizione del titolo capostipite. E dopo aver giocato a lungo con Age Of Empires III (d'ora in poi AOE3), dopo aver approfondito i sospetti e le sensazioni avute in sede di recensione, mi sono ritrovato a sperare in una espansione intelligente...
Nativi d'America
La storia narrata dalla saga di Age Of Empires, iniziata nella preistoria col primo episodio, era arrivata alla colonizzazione dell'America nel suo terzo capitolo. Popoli europei approdati nel nuovo continente, cominciavano l'esplorazione e la colonizzazione del nuovo mondo, entrando in contatto con le popolazioni indigene. L'espansione "War Chiefs" è invece completamente dedicata ai Nativi Americani, che assumono qui il ruolo di protagonisti con ben tre civiltà, Iroquois, Sioux e Aztechi, con il loro corredo di nuovi edifici, unità e mezzi.
La novità più consistente di questa espansione è costituita dai War Chiefs, ossia i Capi Guerrieri, che vanno a sostituire la figura dell'esploratore delle controparti europee di AOE3, apportando vantaggi significativi alla propria civiltà. Infatti, se l'esploratore con l'avanzare della civiltà aveva minore importanza, il War Chief può essere l'elemento chiave per ribaltare le sorti di una partita. Similmente agli eroi, i Capi Guerrieri hanno peculiarità e abilità speciali, sia militari che civili, che si rivelano vitali. Le città madri europee (che fornivano bonus con l'aumentare dell'esperienza) introdotte in AOE3, sono state convertite nell'espansione con un più adatto Consiglio Tribale, in cui troveremo i saggi capi villaggio che potranno fornirci bonus di differenti tipologie (con le stesse modalità delle città madri). Ma ora diamo uno sguardo ravvicinato alle tre civiltà.
Gli Iroquois hanno grandi vantaggi nello sviluppo, che possono incrementare ulteriormente con le danze tribali: si ottengono, infatti, benefici effetti e ulteriori upgrade, sfruttando le danze propiziatorie che gli abitanti del villaggio possono compiere, come la danza della fertilità (che incrementa la produzione) o quella del talento (che aumenta l'esperienza). I Sioux invece basano la loro civiltà sulla cavalleria: non possiedono unità d'artiglieria e non necessitano di costruire case, ed anche il loro War Chief è a cavallo, rendendolo, tra l'altro, il più veloce esploratore di tutte le civiltà (incluse quelle europee). Gli Aztechi, invece del War Chief, possono contare sul Sacerdote Guerriero, che può danzare attorno al Firepit guadagnando il doppio di un comune abitante e garantendo una maggior velocità di acquisizione dei bonus. Inoltre, oltre a speciali abilità offensive, il Sacerdote Guerriero possiede un'aura tale che le unità circostanti ottengono il doppio dell'esperienza. Infine, gli Aztechi si rivelano la civiltà più originale di AOE3 nel campo militare: l'esercito è organizzato secondo una gerarchia sociale, non usa polvere da sparo, possiede le unità militari più colorite e peculiarità davvero uniche.
Strategicamente parlando
Nell'introduzione ho accennato ad aspettative speranzose. In effetti AOE3, pur essendo un ottimo prodotto, aveva qualche difetto. La strategia pura era stata trascurata e la meccanica di gioco era stata molto semplificata dal precedente Age Of Empires II - The Conquerors, che invece rappresentava il top nella sua tipologia. Col terzo capitolo si erano persi i comandi di formazione dell'esercito, l'atteggiamento delle truppe e così via, automatizzando le reazioni delle nostre unità nei confronti del nemico e facendo perdere quel senso di controllo totale. Tutto ciò ha certamente reso il titolo fruibile anche ai non appassionati, ma ha spezzato l'equilibrata meccanica di gioco raggiunta con l'espansione di AOE2. Le speranze riposte nell'expansion pack erano quelle dell'introduzione di una maggior complessità strategica e di nuovi comandi, ma purtroppo dobbiamo rilevare (almeno per quello che si è stato possibile valutare dalla preview) che da questo punto di vista non è cambiato praticamente nulla. Va anche detto che le nuove civiltà e le nuove unità (in particolare i War Chiefs) ampliano la varietà e gli approcci strategici e, anche se non rivoluzionano la meccanica di gioco, costituiscono un forte contributo ad una maggiore varietà.
Tecnica
Il comparto grafico e sonoro del gioco è rimasto immutato, ed è anche ovvio vista l'eccezionale qualità raggiunta dagli Ensemble Studios, che ha fissato un nuovo standard per il genere strategico, rimasto graficamente sempre indietro rispetto alle possibilità raggiunte dai nuovi motori poligonali. Una vera e propria lezione di grafica, ripetuta con Rise Of Legends, a suon di effetti usati con equilibrio, animazioni fluide e modelli dettagliati. In particolare i corsi e gli specchi d'acqua lasciano sbalorditi per l'estremo realismo e l'incantevole resa.
Per quanto abbiamo constatato nella preview testata, War Chiefs amplia la varietà di gioco, conferma la struttura consolidata di Age Of Empires III e la sua ottima realizzazione tecnica, introduce qualche novità interessante, insomma non delude la tradizione di qualità della saga. Purtroppo non apporta nessun cambiamento di rotta verso strategie più raffinate e complesse, confermando la relativa semplicità della meccanica di gioco, già punto debole del terzo capitolo. Va precisato che la preview è ancora lontana dalla data d'uscita fissata per l'autunno 2006, quindi l'ultima parola sarà data solo in sede di recensione.



