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Destinazione: L'Isola del Tesoro

Anteprima
Piattaforma:
PC
Editore:
Leader
Genere:
Avventura
Destinazione: L'Isola del Tesoro

Destinazione: L'Isola del Tesoro

Una benda sull’occhio. Una gamba di legno. Un uncino ed un pappagallo sulla spalla che pronuncia parole oscene. Portamento rude, sguardo ferreo e un vocabolario a tratti colto a tratti scabroso, in ogni caso blasfemo.
Pirati!
Dopo anni di oblio il genere piratesco torna finalmente alla ribalta, grazie anche al successo riscosso da recenti produzione hollywoodiane, che hanno dato nuovo lustro alle allegre ciurmaglie che popolavano il mar caraibico qualche secolo fa. Farà dunque piacere, ai giocatori di vecchia data, sentir parlare nuovamente di avvenuture grafiche e pirati, ovvero il mix esplosivo che ha infiammato i cuori di migliaia di player alle prese con le esilaranti gesta di Guybrush Threpwood, nella tanto rimpianta saga di Monkey Island.
I ragazzi della francese Kheops hanno infatti ben pensato di sviluppare un’avventura punta e clicca ambientata in questo variopinto mondo, allontanandosi però dalle scanzonate atmosfere della saga targata Lucas Arts e riprendendone altre più letterarie.
In Destinazione: Isola del Tesoro (da adesso semplicemente DIT) prendete le parti del giovane Jim Hawkins, il protagonista del celebre romanzo per ragazzi di Robert Luois Stevenson: gli eventi del gioco cominceranno proprio dove il libro si era interrotto.
Il tempo passa per tutti, e Jim cresce ma non placa affatto la sua sete di avventura: un giorno il pappagallo del leggendario capitano Flint bussa alla finestra del giovane, per narrargli di un ricchissimo tesoro nascosto su un’isoletta dei Carabi.
Il giovane, in men che non si dica, parte alla ricerca del tesoro, ma come al solito non sarà solo: i pirati stanno già veleggiando per l’isola Esmeralda, e sembra che il vecchio Long John Silver non sia sparito del tutto...
Cosa sarebbe il mondo senza Capitan Uncino?
Diciamo subito che DIT non si presenta come un’avventura grafica di stampo classico: piuttosto che soffermarsi sul nostro alter ego digitale in terza persona, infatti, l'inquadratura visualizza direttamente il suo punto di vista (in prima persona), sulla scia di produzioni meno datate come Mist e relativi seguiti. Invece che proporre una soluzione a schermate statiche, tuttavia, DIT adotta una struttura non dissimile a quella di avventure moderne (fra le ultime comparse, CSI: Dark Motives): ogni locazione è interamente esplorabile con lo sguardo, ruotando l’inquadratura a 360 gradi, ma non è possibile muoversi all’interno di essa. Piuttosto si può orientare l’attenzione verso determinati hot spot, in cui si è in grado di interagire con l’ambiente o con i personaggi non giocanti. Diciamo che agiremo da meri osservatori, la cui linea di vista corrisponde al raggio d’azione.
Quella di adottare una struttura di questo tipo è una scelta rischiosa, una lama a doppio taglio: se da una parte permette di focalizzare l’attenzione del giocatore su quello lo circonda, e quindi concentrarsi in pieno sull’osservazione e sulla risoluzione degli enigmi, dall’altra può rendere più difficile orientarsi nel mondo e quindi rendere l’avventura più dispersiva. Un altro rischio, nascondendo al giocatore il proprio alter ego digitale, è quello di non poter sviluppare un personaggio carismatico, così che venga a mancare l’immedesimazione.
Tuttavia sembra che i ragazzi della Kheops abbiano capito come sfruttare appieno questo approccio minimizzando i rischi, senza cioè che l’esperienza ludica manchi di immersività: gli ambienti in cui muoveremo i nostri passi virtuali vantano una bellezza grafica notevole, sono dettagliati e molto ben caratterizzati, specialmente per quello che riguarda la resa dell’illuminazione: l'evocatività delle scene contribuisce a far sentire l’utente un determinato cercatore di tesori su un’isola tropicale.
Gli sfondi sono per la maggior parte precalcolati, ovvero immagini 2D di ottima qualità prospettica, in grado di dar l’impressione di trovarsi in un mondo tridimensionale.
Alcuni elementi come acqua, o personaggi non giocanti, sono invece realizzati con modelli poligonali, quindi in modo classico, ed il risultato è piuttosto godibile: non abbiamo mai registrato uno stacco sostanziale fra i modelli e lo sfondo.
Questa tecnica assicura ottime performance su macchine anche più datate, una buona mediazione fra qualità grafica e performance richieste.
Il Mac Guyver della situazione
Destinazione: Isola del Tesoro, per la sua marcata attenzione alla caratterizzazione ambientale, è un titolo improntato sull’esplorazione, ma non manca di un’anima “fai da te” legata agli ormai classici puzzle correlati alla gestione degli oggetti nell’inventario.
Alcuni enigmi infatti richiederanno la combinazione di uno o più oggetti per poter essere risolti, ma non solo: in DIT alcuni oggetti potranno essere smontati e rimontati a piacimento grazie ad una particolare interfaccia, aumentando quindi le variabili combinatorie delle nostre operazioni. I mix fra oggetti vengono resi tramite operazione algebriche: ad esempio sommando un vecchio pezzo di legno con un pezzo di lama ed un piccolo rotolo di spago, avremo come un risultato un coltello nuovo di zecca.
L’aspetto interessante di questa combinazione “algebrica” risiede nel fatto che una volta determinati due operandi dell’equazione, verrà reso noto il numero delle variabili ancora da scoprire: se ad esempio avessimo tentato di combinare semplicemente il vecchio pezzo di legno alla lama, avremmo visto comparire una variabile X nella nostra operazione, ed il risultato sarebbe stato identificato da un bel punto interrogativo. Una sorta di “sesto senso” che avverte l’utente quando “manca qualcosa”.
Questo modus operandi è ben concepito: non passeremo interi giorni a pensare possibili combinazioni di svariati oggetti, perché sapremo sempre il numero di addendi necessari per completare la somma.
Inoltre, per non venir meno allo spirito marinaresco dell’avventura, sono implementati alcuni puzzle sui nodi: quando ci troveremo a legare qualcosa con un pezzo di corda o di spago apparirà un piccolo sottogioco in cui dovremmo decidere come procedere nella nostra opera di legatura.
Se sbagliamo, sarà sufficiente riprovare da capo, e visto il livello di difficoltà generale di questo tipo di sessioni, non sembrano esserci rischi di cadere in frustrazione.
Un’impostazione analoga viene riservata ai dialoghi con gli Npc: pur organizzando la discussione per argomenti, nessuno di essi sembra precludere la trattazione di un altro, pertanto non correremo il rischio di finire in vicoli ciechi.

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