Punteggio6 su 10/10 |
Sleeper Hit.
Che piacevole sorpresa questo Codename Outbreak.
Spuntato praticamente dal nulla durante lo scorso E3 Losangelino, il gioco propone un riuscito mix tra Half Life ed Operation Flahspoint, due tra gli ultimi capolavori del genere.
Ereditando dal primo un'avvincente ritmo d'azione, condotto da un forte filo narrativo, e dal secondo la particolare impostazione team play, Codename propone uno schema frenetico e riflessivo allo stesso tempo, costituendo di fatto uno dei più meritevoli FPS di questi ultimi mesi.
Ci sono poche ragioni per scegliere di rimanere indifferenti a questo titolo: cerchiamo insieme di capirne il perchè.
Non siamo soli.
Ambientato nel futuro prossimo venturo, il plot di Codename Outbreak prende a piene mani dalla cinematografia americana di Serie B degli anni 60/70: un meteorite caduto sulla terra contiene un parassita extraterrestre in grado di "infettare" la razza umana e di prenderne il controllo. Sfortuna vuole che la forma di vita aliena non si accontenti di proliferare attraverso alcuni bozzoli (che troveremo sparsi per i livelli e che costituiscono una citazione di Duke Nukem 3d), ma decida di prendere possesso di alcune basi militari, dalle quali partire per estendere il proprio dominio su tutta la terra.
Rilfettere, pianificare, colpire.
L'impostazione generale del titolo è principalmente stealth, vuoi per la numerosa presenza dei nemici nelle zone, vuoi per la loro I.A. piuttosto sviluppata. Infatti ogni scontro a fuoco, anche con pochi nemici, va pianificato in modo tale da poter cercare riparo tra noi e loro, poichè trovarsi in campo aperto contro un piccolo gruppo, significa rinunciare almeno ad uno dei propri uomini.
La potenza di fuoco, l'assoluta precisione dei nemici (vi assicuro che i numerosi cecchini sparsi nei boschi o nelle torrette sono capaci di uccidervi con due colpi), la loro disposizione tattica ed il loro comportamento in generale, molto aggressivo, costringono il giocatore e riflettere attentamente prima di effettuare qualunque movimento. Per rendere meglio l'idea, prima di attraversare una qualunque parte delle ampie mappe che contraddistinguono le missioni, dovremo osservare con attenzione l'eventuale presenza di guardie di pattuglia o di torrette, e lo faremo grazie all'utilizzo dell'apparecchio oculare che permette ai nostri soldati di zoomare la propria prospettiva.
Luce dei miei occhi.
Utilizzando un motore proprietario, il talentuoso Team della GCS è stato capace di ricreare con esso degli scenari molto ampi, particolarmente curati in alcune parti (anche se certi esterni tendono a sembrare simili a sé stessi) e con una particolarità: se facciamo abbassare la tesa al protagonista e gli facciamo fissare un punto, notiamo come questo diventi MOLTO più dettagliato di quanto appaia quando il gioco è in movimento.
A parte questa piccola chicca, la forza del motore non è certo quella di avere creato nuovi standard di qualità grafica, ma quella di avere saputo dotare di ampio respiro le mappe nelle quali dovremo muoverci. In questo senso è stupefacente come le guardie nemiche possano vederci a distanza di un chilometro, e quando sono appostate sulle torrette godono di una panoramica ancora più ampia. Fortunatamente lo stesso discorso si applica nel nostro caso, in quanto avremo la possibilità di individuare a grandi distanza gli avversari, e di colpirli utilizzando il fucile da cecchino o addirittura il lanciarazzi.
Pregi e difetti: le conclusioni.
Il gioco è difficile, impegnativo senz'altro, e richiede spesso molta pazienza per essere superato; l'I.A. del compagno non è perfetta, ogni tanto tende a non eseguire gli ordini o ad impiantarsi quando gli viene richiesto di scendere o salire delle scale (basta comunque prendere il controllo dell'altro membro per risolvere il problema personalmente); le mappe risultano troppo grandi, soprattutto per chi è abituato ai piccoli spazi di Half Life, e devono essere attraversate con cautela; il realismo dei colpi subiti è altissimo e potrebbe scoraggiare i meno riflessivi (tre colpi e si rischia di morire); la necessità di mantenere per gran parte del gioco l'impostazione sthealt, a volte rischia di appesantire l'azione di gioco eccessivamente.
Questi sono i punti ai quali possiamo muovere le nostre critiche più importanti. Tuttavia, come è facilmente intuibile, la maggior parte di quanto sopra non va considerato come un difetto, ma come un pregio, per quei giocatori che hanno adorato Operation Flashpoint (o addirittura a quelli che consideravano quest'ultimo troppo complesso), Project I.G.I., Hitman, Thief o gli altri stealth-game.
Inoltre il forte filo narrativo che lega e svela gli eventi durante il corso del gioco (aiutato, nello stile di quanto apprezzato in System Shock2, dalla lettura dei numerosi appunti lasciati dagli scienziati prima di essere infettati), contribuisce in maniera rilevante a migliorare la qualità dell'esperienza di gioco. Alla fine dei conti, Codename si rivela un titolo molto solido, dotato di grande feeling e capace di regalare enormi soddisfazioni ai giocatori che cercano qualcosa di più impegnativo, qualcosa che richieda concentrazione costante e poca propensione allo scontro a campo aperto.