Punteggio9 su 10/10 |
Prepare for your Doom
Sebbene resti forse il genere più giocato su Internet, quello degli FPS è un settore che da tempo non ci dava delle belle soddisfazioni, soprattutto in termini di innovazione.
Tuttavia il 2004 ha visto l'alba di una nuova generazione composta da sparatutto in soggettiva che hanno saputo distinguersi per carattere e giocabilità, portando la classica ventata di aria fresca là dove da anni ristagnava l'eredità dei vecchi classici.
Ironicamente, una parte di questi giovani araldi viene dal mondo console (The Chronicles of Riddick, Full Spectrum Warrior, lo stesso - bellissimo - Brothers in Arms in dirittura di arrivo).
Ma ecco che nel mezzo di questa corrente - che timidamente tenta di ringiovanire il genere - irrompe la corazzata Doom3, ben decisa a riportare in auge i valori degli FPS "come si facevano una volta".
Troveranno terreno fertile le sue scelte di gameplay, solide e collaudate, quanto al contempo anacronistiche? O viceversa si rivelerà essere quello che, sotto sotto, tutti noi stavamo aspettando, dopo anni di sparatutto tattici e "World War pot-pourri"?
Scopriamolo.
Viaggio all'Inferno, andata e ritorno.
Più che sull'atto stesso della carneficina gratuita, Doom 3 basa l'intrattenimento sulla sua capacità di spaventare il giocatore.Come in ogni film horror che si rispetti, maggiore è la tensione percepita, maggiore sarà l'effetto raggiunto dall'immancabile, spaventevole, scena ad effetto e il conseguente divertimento degli amanti del brivido.
Ovviamente in tutto questo ricoprono un ruolo cruciale tanto il game design che le disponibilità tecnologiche.
Sul nuovo motore di Carmack sono stati spesi letteralmente fiumi di inchiostro, quindi possiamo tranquillamente evitare di perderci dietro ai tecnicismi, a favore di una discussione dell'estetica del gioco applicata al gameplay.
Ovviamente il punto fermo, e non poteva essere altrimenti, è che la grafica è semplicemente senza paragoni.
I modelli 3D vantano un numero di poligoni sicuramente importante (ma non eccezionale) ma a impressionare l'occhio sono soprattutto il fantastico sistema di illuminaizone, le texture dinamiche e le mappe di bump praticamente ubique, che donano al tutto una "corposità" senza precedenti.
Una maestosità grafica che sfiora l'ostentazione anche nel level design, tutto è talmente smussato, ricurvo e convesso da dare quasi le vertigini!
Bella la grafica, belle le luci e belle le ombre naturalmente.Talmente belle che non ve le toglieranno mai da sotto gli occhi, perchè in Doom3 è sempre terribilmente buio: una precisa scelta di game design che alcuni non mancheranno di apprezzare, mentre altri detesteranno con tutto il cuore.
Addentrarsi lungo corridoi oscuri o immergersi nelle dense tenebre di una stanza sporadicamente rischiarata da un tubo al neon agonizzante è un buon metodo per far salire la tensione, ma l'impressione è che ci si sia lasciati prendere un po' troppo la mano dalla cosa: quando ci si cala correttamente nel personaggio si resta giustamente terrorizzati dalle ambientazioni claustrofobiche, buie e opprimenti, ma è sufficiente lasciare allentare la tensione perchè subentri un certo fastidio nel non capire dove accidenti stiamo andando (o almeno perchè, nell'anno 2145, il protagonista non possa imbracciare torcia e fucile allo stesso tempo!).
Sfortunatamente di cause per un allentamento della tensione, se ne presentano diverse, e rispecchiano alcuni dei limiti di un gameplay non esattamente al passo coi tempi.
Survival Horror means, will come through windows
Partiamo dall'aspetto più rilevante, ovvero l'esperienza di combattimento.Non abbiamo scelta se non ammettere che si tratta davvero di nemici orribili (quindi bellissimi) e splendidamente animati. Peccato che il loro comportamento lasci un po' a desiderare.
Il meglio che l'IA estrarrà dal cilindro sarà tentare di sfruttare muri e ostacoli per evitare le nostre pallottole, ma al di là di questo, tutti i nemici seguono lo stesso medesimo pattern comportamentale, semplice e - ahimè - piuttosto prevedibile.
Dopo nemmeno mezz'ora di gioco sapremo con precisione matematica che in ogni stanza o antro buio e dietro alla più parte degli angoli ciechi, ci attendono uno o più mostri, che invece di venirci incontro, o aggirarsi per il livello in cerca di preda, salteranno fuori improvvisamente dalle direzioni più impensate (soffitti, finestre... ovviamente mai dalla porta principale) solo quando oltrepasseremo una determinata soglia di trigger.
Doom 3 è forse il gioco più scriptato della storia - scriptato con cura e metodo, ne conveniamo, quasi fosse un film vero e proprio - ma al trentesimo mostro che balza fuori dal nulla è difficile non rilevare una certa ripetitività nello schema di gioco, oltre che un percepibile affanno nel cercare di inventarsi di continuo qualcosa di nuovo nella formula "entra nella stanza, fai uscire i mostri all'improvviso e nel modo più terrorizzante possibile".
In poco tempo si tende a entrare letteralmente nella testa del level designer, indovinando in anticipo come quel medi-pack lasciato in bella vista attiverà i mostri nella parte opposta della stanza, o che da quell'angolo buio - decisamente troppo buio - sbucherà sicuramente uno zombie appena ci avvicineremo. Ad aiutarci ad accumulare sani brividi "orrorifici" contribuisce l'ottimo audio, in italiano. Difficile restare "terrorizzati" troppo a lungo con questa consapevolezza, fortuna che il puro e semplice atto di "fragging" dei mostri sia quanto di più appagante si sia visto in un FPS recentemente.
Ad aiutarci ad accumulare sani brividi "orrorifici" contribuisce l'ottimo audio, in italiano.
Il sonoro di Doom 3 è senza dubbio assai poco convenzionale e fa davvero paura. Al di là del tema heavy metal del menù introduttivo, il gioco è sostanzialmente privo di un tema musicale vero e proprio, ma compensa attirando l'attenzione delle orecchie del videogiocatore esclusivamente sugli inquietanti e spaventevoli effetti sonori che ci accompagnano lungo tutto il nostro cammino.Ad ogni angolo ci capiterà di udire urla, rumori metallici e suoni raccapriccianti di ogni genere, che ci lasciano solo immaginare quale orrore possa celarsi appena una stanza più in là.
Inoltre l'unica via per individuare un mostro prima che balzi dal suo nascondiglio alle nostre spalle, è spesso quella di indovinarne la posizione grazie ai rumori che emette: mugolii, ringhi, sibilanti voci incorporee, strascichìo di piedi o ticchettio di zampe artigliate sull'acciaio. In questi casi, possedere un adeguato impianto per la riproduzione di audio 3D offre un considerevole miglioramento dell'esperienza di gioco.
Certamente però, vorrete sapere qualcosa a proposito delle armi, quindi eccovi accontentati: assegnando loro un giudizio complessivo, fanno bene il loro mestiere, hanno un look sufficientemente aggressivo e comunicano buone sensazioni.
Sottotono la mancanza di modalità di fuoco secondario e il fatto stesso che al di là delle differenti gittate, ciascuna di esse non presenti particolari caratteristiche che la rendano più o meno indicata per determinate situazioni, come ad esempio avveniva per le armi di Far Cry.
Il criterio di utilizzo di una piuttosto che un'altra è quindi quasi sempre la mera disponibilitò di munizioni.
Ciò rende più lineari gli scontri a fuoco, complice il sistema di controllo che non prevede tasti per sporgersi dagli angoli, ma solo la buona e vecchia croce direzionale.
Qualcuno potrebbe affermare che si tratta di un modello di gameplay "old-school" che ci rimanda ai capolavori del passato e non pretende di avere velleità di rinnovamento.
Questo è certamente vero, ma va anche detto che ad aver meglio interpretato lo spirito dei vecchi Doom sono stati gli FPS "run&gun" alla Serious Sam o Painkiller, mentre DooM 3 ha molto meno in comune con i suoi illustri predecessori ed è anzi simile ai primi 2 Quake, in cui l'impiego di nuove tecnologie limitava il numero di nemici sullo schermo esattamente come accade ora.
Ad ogni modo il fatto che la difficoltà nel progredire lungo le mappe consista infallibilmente nel vecchio sistema "trova la porta e cerca la chiave" e che non sia stato fatto nessuno sforzo per svincolarsi da questa meccanica vecchia quanto il genere stesso, non può che confermare lo scarso impegno nell'introdurre qualche piccola innovazione al di fuori dell'aspetto tecnologico.
Interessante l'idea che le chiavi da raccogliere consistano nei singoli PDA del personale della base marziana, con tanto di log vocali dei precedenti proprietari. Ma il fatto stesso di starsene lì impalati ad ascoltare un minuto o due di parlato registrato (e in diversi casi saremo costretti a farlo per andare avanti) sapendo che nessun mostro ci aggredirà nel frattempo, contribuisce a spezzare la tensione.
Immaginate di essere riusciti ad accumulare la giusta quantità di "agitazione" per godervi appieno le fulminanti apparizioni dei mostri o le sequenze cinematiche ad effetto: eccola scivolare via sulle parole di un annoiato tecnico cui probabilmente abbiamo appena fatto saltare le cervella, annotate prima che si trasformasse in uno zombie antropofago assetato di sangue.
Parlando di background, lodevole l'impegno profuso nel descrivere la struttura e il tipo di operazioni condotte su Marte, sia attraverso dialoghi con gli NPC, sia attraverso sorta di bollettini pubblicitari (o propagandistici, in pieno stile Starship Troopers!) sugli schermi della base.Un vero peccato però che nell'era dei brand videoludici costruiti attorno al successo e al carisma di un personaggio protagonista, ci ritroviamo ancora una volta a impersonare un marine senza nome e senza verbo.
E' comunque interessante notare come Id Software abbia imparato la lezione di Half Life. Nel primo livello infatti, invece di finire catapultati subito nell'azione, ci ritroviamo nella classica base militare, pacifica e in qualche modo rassicurante, assistiamo in prima persona all'immancabile "incidente", e ripercorriamo a ritroso la strada appena percorsa, con l'aggiunta di cadaveri e strisciate di sangue su muri pavimenti. Un classico, che fa pur sempre la sua bella figura.
E il multiplayer? Ci penseranno i mod.
Un ultimo cenno lo merita la modalità multiplayer a lungo ritenuta scartata e finalmente inclusa, più per dovere di completezza che per sue intrinseche qualità.Inspiegabilmente è stato fissato un cap massimo di 4 giocatori (già aggirato nei server attualmente in funzione), che comunque ben si confà alle ristrette dimensioni delle 5 mappe incluse, piuttosto ben realizzate, al contrario di alcune di quelle in singleplayer, di sicuro dimenticabili.
In attesa che l'estro della comunità ne realizzi di nuove, notiamo la mancanza di modalità di gioco particolarmente innovative, in ossequio al dichiarato impegno di dedicarsi principalmente alla campagna in singolo.
O forse il mancato successo di alcune delle proposte più originali degli ultimi anni (Bombing Run docet) ha indotto Id Software a puntare sul classico, ancora una volta. Quale che sia la ragione, ritroviamo gli immancabili Deathmatch e Team Deathmatch, cui si aggiungono Last Man Standing e Tournament, che consiste in una serie di scontri uno contro uno, in cui chi vince resta in gioco e chi perde viene prontamente sostituito da uno degli spettatori, divenendo a sua volta uno di loro.Piuttosto divertente, anche se eleggere un vincitore tende a volte a diventare una faccenda piuttosto lunga...
Stranamente manca una qualche variante del classico Capture the Flag, e soprattutto del Cooperative, amatissimo in Doom 2.
Considerando però il numero di piccole modification già disponibili a pochi giorni dalla release americana, è chiaro come la comunità sia già in fermento e siamo fiduciosi che questo genere di lacune troveranno quanto prima un valido succedaneo.
Dunque una modalità multiplayer nel complesso soddisfacente, che affida agli appassionati l'essenziale contributo perchè si renda anche vario e longevo, così come avveniva per gran parte dei classici del passato (Quake 2 e Half Life in primis).
In ogni caso il motore grafico mette a disposizione tutte le potenzialità che si possano desiderare.