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Painkiller

Recensione
Piattaforma:
PC
Sviluppatore:
Atari
Data di rilascio:
Disponibile dal 22 aprile
Genere:
Azione
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Painkiller (PC)

Punteggio

8 su 10/10

Painkiller (PC)

Una serata di novembre, la pioggia battente cade insistentemente sulla capote della nostra Mustang. Siamo in ritardo, la cena è tra pochi minuti, ma non abbiamo fretta: la serata andrà benone anche con qualche attimo di ritardo. Accanto a lei stiamo tranquilli, non ci può accadere nulla: uno sguardo d’intesa, una carezza sul ginocchio, il solito sorriso affettuoso, uno sfuggente sguardo d’intesa prima di riguardare la strada, i fari accecanti dell’auto proveniente contromano che invade la nostra corsia. La morte.
In Painkiller impersoniamo Daniel Garner, (ex) foto reporter passato a miglior vita e condannato al lungo oblio del Purgatorio. Ma la pazienza è la virtù dei forti, così prima o poi capita sempre l’occasione della vita, pardon, della morte. Sbaragliare tre Demoni ribelli (e relativi scagnozzi sanguinari) in cambio della ricompensa più preziosa - il paradiso - e della possibilità di poter così riabbracciare la propria amata. Come direbbe uno zombie Corleonese, "un’offerta irrinunciabile".
Muniti di alcune delle armi più improbabili degli ultimi anni di questo povero panorama videoludico, cominciamo così a buttarci nel First Person Shooter (sparatutto per gli amici) più adrenalico dai tempi di Seriuos Sam, ci lanciamo nelle pirotecniche carneficine che avranno luogo nei posti dimenticati dal Signore, tra l’inferno ed il paradiso.

La tecnica infernale
Painkiller, sviluppato dai “People Can Fly”, è uno dei pochi titoli riuscito a sopravvivere alla pesante concorrenza mediatica di titoli come Half-Life 2, Pandora Tomorrow e lo stesso Far Cry. Fin dall’uscita della Leaked Demo (ovvero una versione dimostrativa del gioco in teoria disponibile solo per la stampa specializzata, e poi invece resa disponibili sui sisteme P2P) e delle prime anteprime Paikiller è riuscito ritagliarsi un certo spazio. Finalmente siamo alla resa dei conti e possiamo dire, senza ombra di dubbio, che tutta questa attenzione non è stata mal riposta.
Painkiller tecnicamente non invidia niente a nessuno, o quasi. Equipaggiato con l’ormai inflazionato Havok, un insieme di routine utilizzate per l’implementazione interazioni fisiche verosimili, e dotato di un motore grafico all’avanguardia, questo interessante titolo rientra a pieno diritto nell’ancora poco frequentato "Club degli FPS di ultima generazione".
La prima sorpresa che si ha giocando a Painkiller è quella riguardante le specifiche hardware necessarie per godere di tutto ciò. Ancora storditi dai requisiti consigliati per sfruttare appieno il clima tropicale del teutonico “Far Cry”, faticheremo quasi a credere ai nostri occhi mentre ci districheremo furiosamente tra le tombe del primo livello schivando fendenti e squartando decine di corpi in decomposizione.
Le varie ambientazioni di Painkiller prevedono tanto ambientazioni di ispirazione Dantesca (o quasi), che mappe più o meno verosimili (come un sorta di versione riveduta e corretta di Venezia o un teatro infestato). I livelli al chiuso presentano sempre strutture spettacolari e raramente banali, quelli all’aperto invece fanno un sapiente utilizzo della nebbia volumetrica che, oltre a migliorare l’atmosfera di gioco, aiuta sensibilmente il nostro sistema facendo risparmiare sulla potenza d’elaborazione. Difficilmente il gioco si avventurerà in sofisticati ed elaborati effetti visivi che mettano seriamente sotto torchio le unità di vertex e pixel shading, ma questo è il solo compromesso necessario per il raggiungimento di queste prestazioni velocistiche.
Per il resto il “Pain Engine” macina poligoni senza sosta ed in grandissima quantità, tanto parlando della complessità delle architetture quanto riferendoci alle decine di nemici presenti contemporaneamente

Atmosfera infernale
La atmosfere di Painkiller ricordano vagamente Blood, il vecchio shooter che poteva fregiarsi dello stesso motore grafico dell’ormai mitologico “Duke Nukem 3D” con quel pizzico di gusto gotico che permeava il primo, epocale, Quake.Gore a profusione quindi, schizzi di sangue in ogni dove ed un buon livello di “ignoranza” scacciapensieri che ci permette di spegnere i circuiti più logici del nostro cervello permettendoci di lasciarci trasporti dai nostri semplici istinti.
Abbandonando ogni velleità drammatica lo spirito con cui deve venir inteso Painkiller è quello del “Festival dell’adrenalina”. L’architettura dei livelli è sempre ottima, a volte – come nel livello della casa stregata – ci è anche capitato di rammaricarci per l’assoluta inesistenza di un “thrilling” che accompagnasse l’intera azione di gioco. Nonostante avremo sempre a che fare con soldati demoniaci non ci capiterà mai di saltare sulla sedia o di avvertire quell’insostenibile alone di terrore dovuta dall’incertezza del cosa si troverà dietro il prossimo angolo. Insomma, almeno per il momento se cerchiamo questo genere di emozioni non ci rimane che giocare l’ultimo survival horror di matrice giapponese o rispolverare i vecchi “Realms of Hunting”, "Undying" o addirittura “Alien Vs. Predator 2”.  su schermo o alla grandezza finora mai vista in nessun gioco del genere, a dir poco impressionante di alcuni “Boss” di fine livello (e non).
Anche l’aspetto audio non è stato lasciato in secondo piano, gli effetti sonori ambientali sono sempre curati ed abbastanza ricercati, mentre la colonna sonora può vantare un certo numero di tracce piuttosto “rockettare” ed orecchiabili fin da subito.

Meccaniche infernali
In maniera del tutto simile a quanto avveniva nel primordiale Doom o, più recentemente, in Serious Sam i livelli di gioco sono suddivisi in diverse aeree di concentrazione bellica.
Guidati dalla freccia in alto sul nostro monitor sapremo infatti sempre dove dirigerci per trovare guai e quindi sentiremo chiudere le porte alle nostre spalle; le porte non si apriranno fino a quando non avremo fatto fronte alle frotte di nemici o nel peggiore dei casi saremo morti.
Concettualmente quindi lo schema tipo di gioco prevede un semplice meccanismo: scopri una nuova zona, devasta tutto quello che vi si trova, avanza alla zona successiva. Può sembrare un schema di gioco piuttosto obsoleto e pure abbastanza noioso. In effetti lo è.
Eppure in Painkiller questo concept, apparentemente logoro ed ormai avaro di novità, ricava inaspettatamente nuova linfa riuscendo ad assumere un nuovo significato. Oltre all’ottima grafica gran parte del merito deve venire attribuito al modo in cui è stato implemento l’Havok, in questo caso non è stato sfruttato “semplicemente” per creare ambienti fisicamente verosimili, quanto invece per accrescere la spettacolarità degli scontri. Corpi squartati che balzano in aerea sotto l’incessare dei nostri colpi, barili che esplodono in mille pezzi scatenando devastanti reazioni a catena, mucchi di cadaveri che si ammassano uno sopra l’altro prima di svanire lasciandoci la loro anima. Adrenalina allo stato puro
Consci del fatto che tutto questo, prima o poi, avrebbe comunque rischiato di lasciare dopo poco tempo il giocatore nella noia più totale, gli sviluppatori hanno pensato bene di prevedere un meccanismo di bonus basato sul collezionare diverse carte guadagnabili finendo i diversi livelli in determinati modi: dall’uccidere tutti i mostri, al trovare tutti i segreti, all’essere il più veloci possibile. Sempre a questo proposito, è interessante notare come il gioco tenti di premiare i giocatori più temerari, quelli che si buttano nella mischia pur di collezionare il maggior numero di anime.
Seppure questi elementi non arricchiscano più di tanto l’esperienza di gioco è comunque palese come il fattore ri-giocabilità ne tragga un certo beneficio.
La sezione multiplayer prevede diverse modalità che accentuano anch'esse lo spirito action di Painkiller. Le modalità son sempre quelle, alcune mappe son state costruite ad-hoc. Non è l'esperienza definitiva ma sicuramente un ottimo diversivo tra una sessione di UT2004 e l'altra...

 Commento infernale
I palati più sopraffini e quelli più esigenti troveranno questo titolo povero e privo di spessore, un inutile demo grafico senza anima degno di nessuna attenzione. Forse hanno ragione: ma rischiano di perdersi molto.
Ogni scontro in Painkiller diventa uno spettacolo pirotecnico e fin quando la noia o il Déjà Vu non prenderanno il sopravvento avrete la gioia di ritrovarvi sotto gli occhi una sorta di nuova incarnazione di quello che una volta reppresentavano gli “Shoot Em Up” a scorrimento.
Sparate, sparate, sparate… saltate, saltate, saltate… correte, correte, correte… il tutto mentre dopo pochi minuti vi ritroverete a schivare colpi e menare fendenti quasi senza accorgervene,in maniera naturale ed automatica, ipnotizzati dalla spettacolarità delle dinamiche e dall’ossessione dell’azione di gioco.
Non è il capolavoro del 2004, ma è sicuramente un ritorno alle origini del significato più primitivo di videogioco. Non perfetto quindi, ma realizzato con estrema perizia e bravura: volare non è un sogno irrealizzabile.

Altre informazioni su Painkiller



 

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