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Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure

Recensione
Piattaforma:
PC
Editore:
Atari
Genere:
Avventura
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Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure

Punteggio

7/10

Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure

Avventure grafiche che passione!
Durante il corso degli anni il parco videoludico ha subito numerosi cambiamenti all’interno dei suoi generi: mentre una volta avevamo diverse categorie totalmente differenti l’una dalle altre, oggi i videogiochi si presentano dinanzi ai nostri monitor come ibridi dei generi più vari. Tanto per intenderci, un tempo uno strategico era uno strategico in tutti i sensi; oggi i titoli che presentano elementi FPS con forti elementi strategici e crescita dei personaggi degni del migliore gdr sono all’ordine del giorno, confondendo i gusti dell’utente e della definizione stessa di “genere”.

L’unico a non mostrare rivoluzionari segni di cambiamento è il filone delle avventure grafiche: sin dai tempi dei mitici Indiana Jones and the Fate of Atlantis e Monkey Island fino ai recenti Syberia o Myst poco è cambiato, nonostante evidenti ed ovvi passi in avanti nella grafica. Con un gameplay basato essenzialmente sulla risoluzione di svariati enigmi e l’uso di determinati oggetti, tutti noi almeno una volta abbiamo perso la testa per qualcuna di queste avventure, bloccati da qualche ostico puzzle o immersi completamente in una delle favolose trame. Inutile negare che a volte titoli tanto attesi si sono rivelati veri e propri fiaschi, più che per la trama a causa di enigmi impossibili, totalmente illogici, che portano il giocatore ad una repentina perdita di interesse.

Molti considerano ormai morto il genere delle avventure grafiche eppure, nonostante il trascorrere degli anni, queste sbucano come i funghi: certo, non siamo ai livelli di frequenza a cui anni fa ci aveva abituato LucasArts, che sfornava un’avventura dietro l’altra, ma non possiamo lamentarci. Altri lo definiscono troppo statico nella forma e nei contenuti e di certo non possiamo dar loro torto... Ultimamente però qualcosa sembra muoversi verso nuovi orizzonti, come abbiamo potuto apprezzare con l’ottimo Fahrenheit, dal taglio molto cinematografico e con alcuni elementi action che tanto ricordano l’indimenticato Shenmue.

Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure è uno degli ultimi arrivati, anche se sarebbe meglio definirlo un puzzle game piuttosto che un’avventura grafica, per alcuni motivi che presto andremo ad analizzare.

Prima però, è indispensabile rendere noto che questo titolo non è l’unico dedicato allo scassinamento di fantasiose casseforti!
L’arte dello scassinare casseforti!
Gli appassionati più “anziani” e dotati di buona memoria ricorderanno un vecchio titolo che risale al lontano 1997 chiamato Safecracker e pubblicato dalla DreamCatcher Interactive Inc. Nei panni di un impiegato in una ditta specializzata nella produzione di casseforti, mossi dall’ambizione per la promozione, dovevamo superare una prova finale imposta dal capo dell’azienda prima di ambire alla tanto agognata qualifica di responsabile del reparto di sviluppo. L’intero svolgimento del gioco avveniva rigorosamente in prima persona in una grande ed eccentrica magione, dove il capo stesso si era preoccupato di disseminare per le numerose stanze 35 casseforti, dai modelli di combinazione più originali e disparati.

A distanza di nove anni i ragazzi di Kheops Studio hanno realizzato un nuovo Safecracker che, a parte la (banale) vicenda, attinge a piene mani dall’omonimo titolo del ’97. La trama è davvero ridotta a minimi termini: presentata unicamente nelle immagini di quotidiani che fungono da “filmato introduttivo”, mettendoci al corrente della morte di Sir Duncan W. Adams (famoso magnate del settore petrolifero) e delle tensioni nate all’interno della sua numerosa famiglia per il mancato ritrovamento del testamento che proclamerà il suo futuro erede. L’innata passione del povero defunto verso ogni tipo di cassaforte ha alimentato il sospetto che il testamento sia custodito gelosamente all’interno in uno dei 35 (guarda caso) dispositivi presenti in casa Adams. Forti di questo dubbio e decisi più che mai a conoscere il nome del successore, tutti i componenti della famiglia decidono all’unanimità di convocare un esperto di casseforti al loro cospetto. Ed è proprio qui che entriamo in scena noi: esperti scassinatori, verremo incaricati di trovare il tanto agognato documento.
A zonzo per la villa!
La nostra avventura comincia nell’atrio di ingresso della grande casa, con una visuale in prima persona tipica degli FPS e di avventure come Myst. Questa scelta, sicuramente fatta con l’intento di immergere completamente nel gioco l’utente, è accompagnata da una telecamera ruotabile a 360 gradi. Con semplici movimenti del mouse saremo così in grado di apprezzare i sontuosi arredamenti delle stanze e localizzare i numerosi congegni da sbloccare. Dando una rapida occhiata in giro, tra porte bloccate e strani marchingegni, la prima cosa che noteremo è la cura nel dettaglio riposta per quasi ogni elemento.

La tecnica usata per gli ambienti è forse una delle più comuni nelle avventure grafiche: si creano dei modelli 3D, li si “fotografano” e poi si “incollano” per avere una resa molto realistica dello scenario, a tutto vantaggio del fattore immersività. Il risultato tuttavia è ben lungi dalla teoria perché, se è vero che rende più reale ciò che ci circonda, è anche vero che lo rende molto "plastico" e statico.

Chiaro e fulgido esempio sono alcuni effetti di illuminazione che non cambiano al nostro passaggio o proiettano ombre errate e piatte su alcune superfici. Più avanti nel gioco, quasi con il sospetto di essere un vampiro per la mancanza della nostra ombra, entrati in uno dei tre bagni della villa, scopriremo con orrore che forse siamo davvero dei succhiasangue, dal momento che anche la nostra immagine non verrà riflessa sugli specchi! La verità invece è che si tratta di un errore che testimonia la scarsa cura in alcuni particolari da parte degli sviluppatori. Tutto ciò sembra strano alla luce dell’esperienza accumulata nel corso degli anni (Ritorno all’isola Misteriosa e Viaggio al Centro della Luna) ma confidiamo che i ragazzi della Kheops Studio possano in parte risolvere queste minuzie con il rilascio delle immancabili patch. Sempre nei bagni, risulterà alquanto ridicola la staticità e l’impatto visivo degli asciugamani, che sembrano fatti di marmo. Lo stesso dicasi per altri oggetti, la cui digitalizzazione appare opera di dilettanti alle prime esperienze.

Eppure, nonostante questi difetti, gli interni della casa (esterni non ce ne sono) risultano piacevoli da visitare e ammirare, e toccano punte di perfezione (il giardino o la sala da gioco). Discorso a parte invece per le 35 casseforti che giocano il ruolo principale nella trama, le quali risultano molto dettagliate e strutturate in maniera eccellente, sia visivamente che in termini di tonalità con la camera che le ospita. Fortunatamente non ne incontreremo mai una simile o uguale alle altre, il che dona un senso di grande varietà, anche all’aspetto esteriore dei dispositivi.
Meglio il silenzio a volte…
Il comparto sono del gioco non è affatto eccezionale. Il parlato, completamente localizzato come i sottotitoli, è palesemente inesistente seppur ben interpretato, visto che il giocatore parlerà solo con sè stesso in rari momenti di riflessione o leggendo documenti poggiati qua e là per la casa. A rendere il comparto audio totalmente insufficiente è la musica di sottofondo e le melodie che la compongono, davvero monotone oltre ogni limite.

Sostanzialmente ascolteremo all’infinito tre melodie (una per piano), che non solo si interromperanno in modo brusco, ma lasceranno spazio a lunghi momenti di silenzio tombale che in questo caso saranno una vera e propria panacea per il nostro udito. Gli unici effetti sonori, come se non bastasse, saranno quelli provocati dai meccanismi delle casseforti e dalla campanella che udiremo una volta risolto ogni puzzle. Nessun rumore proveniente dall’esterno, nessun orologio che segna i rintocchi al trascorrere delle ore, nessun sibilo del vento proveniente da qualche finesta aperta o lieve cigolio da qualche porta mal oliata.
Ucci ucci sento odor di documentucci…
Dopo aver analizzato grafica e audio, che per ogni avventura sono usualmente elementi di contorno (ma non per questo meno importanti degli altri), ci accingiamo ad entrare nel cuore vero e proprio cuore di Safecracker: i puzzle. Ebbene sì, scordiamoci pure le canoniche casseforti a combinazione numerica, perché con la scusa della passione segreta del defunto padrone di casa, gli sviluppatori si sono sbizzarriti nel creare un’ottima varietà di meccanismi e combinazioni, prendendo spunto da codici realmente esistenti e giochi di società. Senza descrivere ogni dispositivo per non togliere tutto il gusto della scoperta e della sorpresa, ci limitiamo a citarne qualcuno, come quello basato sul quadrato di Polybius e una sorta di Sudoku.

Mentre quest’ultimo lo conosciamo tutti per il forte successo riscontrato in questi ultimi anni tra gli amanti dell’enigmistica, il quadrato di Polybius è antichissimo e risale alla civiltà Greca. Prende il nome dallo scolaro che lo inventò e consiste nel posizionamento delle lettere dell’alfabeto in una griglia numerata orizzontalmente e verticalmente. Conosciuto nel settore crittografico, questo sistema col passare degli anni si è rilevato molto versatile adattandosi ai vari alfabeti del mondo e diffusissimo tra i detenuti delle prigioni, i quali grazie con esso sono in grado di comunicare tra loro con ticchettii e pugni sui muri.

Non mancheranno inoltre veri e propri minigiochi come alcuni che ricordano da vicino il gioco da tavolo della Ravensburger "Labirinto", oppure serrature blindate da scassinare e i più classici codici da decifrare tramite tastierini numerici. Fortunatamente per la risoluzione di ciascun enigma non dovremo struggerci in illogici ragionamenti: tutto segue un proprio filo logico e con un pizzico di cervello verremo subito a capo della soluzione. Qualche volta, gelosamente custoditi dentro una cassaforte troveremo alcuni oggetti che saranno indispensabili nella risoluzione dei successivi enigmi o di qualcuno lasciato in sospeso in precedenza.

L’interazione purtroppo si limita solo alla risoluzione dei puzzle e all’uso di qualche oggetto. Non incontreremo nessun personaggio secondario all’interno della magione, né tanto meno troveremo sparsi per le camere oggetti da raccogliere. Questo porta ad un enorme calo dell’esplorazione in generale, focalizzando il nostro interesse solo nella risoluzione degli enigmi. Assolutamente da non snobbare la manciata di documenti e pagine di diario che troveremo sparsi per la casa: non limitiamoci solo a leggerli, impariamo anche ad interpretarli!


Un gameplay vincente
Se da un lato Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure soffre della perenne mancanza di dialoghi e personaggi secondari che avrebbero contribuito a rendere più vive le locations di gioco, dall’altro gode sin dalle prime battute di un’ottima interfaccia e di un funzionale sistema di gioco.

Andando per ordine, il menu principale risulta piacevole da guardare, pulito e semplice nelle sue opzioni e comandi. Non ci verrà data possibilità di modificare parametri grafici, ma solo regolare il volume di gioco e la presenza o meno dei sottotitoli. Iniziando una nuova partita ci verrà chiesto di selezionare un simbolo con il quale marchiare i nostri salvataggi, in modo tale da permettere a più membri della famiglia di intraprendere una partita diversa. La tastiera per tutto il gioco è totalmente inutilizzata, sfruttando egregiamente le funzioni del mouse: col tasto sinistro effettueremo gli zoom e interagiremo con i documenti e le varie casseforti a seconda della forma del puntatore; col destro richiameremo un comodo menu con la barra dell’inventario estesa orizzontalmente.

Assieme alla barra, nella quale gli oggetti che avremo già usato per la risoluzione di determinati puzzle si oscureranno per non confonderci, avremo altre 2 sezioni: una per richiamare il menu principale e permetterci di salvare in qualsiasi momento o terminare una sessione, ed un’altra per l’accesso ad una essenziale, ma funzionale, mappa dell’appartamento. La mappa inizialmente mostrerà solo la stanza di ingresso nella quale ha avuto inizio l’avventura ma si svelerà poco a poco con la scoperta e la visita di nuove stanze. In ognuna di esse verrà inoltre indicata la posizione di ogni dispositivo, contrassegnato con una X rossa quando ancora in sospeso e verde quando ne è stata trovata la soluzione vincente.

La longevità in Safecracker assume un fattore soggettivo, nonostante l’impossibilità di morire durante una partita. Tutto dipenderà infatti dall'intelligenza del giocatore e dalla dimestichezza che abbiamo con gli enigmi in generale: i più esperti saranno in grado di terminarlo anche in 5-6 ore, mentre i meno abili ci metteranno di sicuro più tempo.

Chiudiamo questa recensione con una nota a demerito della scelta di prezzo adottata da Atari per la distribuzione in Italia di questo prodotto: quasi 50 euro contro i 20 dollari delle copie messe in commercio negli Stati Uniti dal publisher The Adventure Company. Misteri di mercato o mera speculazione? A voi l’ardua sentenza.

Sintesi

Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure pur non essendo un titolo da copertina, di sicuro non verrà dimenticato dagli appassionati del genere e dei puzzle in generale. Nonostante qualche problema nel comparto sonoro-visivo e la totale mancanza di una trama profonda e coinvolgente, ci troveremo completamente immersi nella villa intenti così tanto a sbloccare ogni tipo di cassaforte e serratura, che dimenticheremo ben presto i pochi difetti che affliggono il titolo. Di sicuro se anche in Italia Safecracker avesse lo stesso prezzo di quello adottato negli Stati Uniti avrebbe potuto vantare anche un allettante rapporto qualità/prezzo, ma non per questo ne sconsigliamo l’acquisto. E se i puristi delle avventure grafiche potrebbero storcere il naso giocandoci, tutti gli amanti dei rebus, puzzle ed enigmi sono avvisati: Safecracker è il gioco che fa per voi!

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