Punteggio7.5/10 |
Il mito
Fin dalla sua pubblicazione, avvenuta nel lontano 1983, la saga di Hokuto no Ken è riuscita ad imporsi all'attenzione del pubblico divenendo rapidamente un vero e proprio fenomeno di culto in grado di raccogliere schiere di ammiratori in tutto il mondo. La serie, pubblicata sulle pagine di Shonen Jump ad opera della Shueisha fin dal 1983, deve tutto al genio dei suoi autori: l'eclettico sceneggiatore Yoshiyuki Okamura (in arte Buronson), e l'estroso disegnatore Tetsuo Hara. Il manga, sin dalle prime battute, riesce ad appassionare i suoi lettori grazie ad una trama avvincente, ricca di colpi di scena e personaggi dalla forte caratterizzazione psicologica, tratteggiati in maniera originale ed innovativa dalla matita di Buronson. Il successo dell'opera (nella quale confluiscono generi ed elementi diversi: dall'olocausto nucleare, alle arti marziali) è assoluto e si deve tanto alle incredibili e cruente scene di combattimento, quanto ai sentimenti quali il senso del sacrificio, la tristezza, il dolore e l'amore che vengono mirabilmente rappresentati non tanto nella figura di Kenshiro, quanto nei numerosi personaggi che assumono uno spessore e una personalità complessa e spesso tormentata. Un capolavoro senza tempo.
La divina scuola di Hokuto
Poco sorprendentemente Sega ha scelto, per questa nuova trasposizione del manga, di adottare la formula del beat'em up bidimensionale ad incontri; di converso suscita stupore constatare come il prodotto in questione riesca a rivelarsi un gioco decisamente valido e divertente scandito da ritmi sincopati e un'azione di gioco frenetica e spettacolare, in cui strategie eccessivamente conservative vengono sconsigliate. Sviluppato da Arc System Works, i creatori di Guilty Gear, Hokuto no Ken si presenta come un titolo estremamente valido in grado di rivolgersi, oltre che ai patiti del manga, a tutti gli amanti dei beat'em up in generale.
Strutturalmente simile ad altre produzioni appartenenti alla stessa categoria, il sistema di combattimento oltre a poggiarsi sulle canoniche combo a base di calci, pugni e vari tipi di colpi speciali (eseguibili con combinazioni di tasti note dai tempi di Street Fighter II), introduce alcuni elementi interessanti - quali la stars gauge - atti a vivacizzare ulteriormente il tutto. La stars gauge consta in un indicatore posto sotto la barra dell'energia vitale contenente sette stelle: eseguendo determinati attacchi sarà possibile ridurne il numero e, una volta eliminate completamente, comparirà in cielo la fatidica "Stella della morte" e al suo palesarsi sarà possibile eseguire un colpo speciale, denominato fatal ko, capace di porre termine all'incontro istantaneamente. Per il resto avremo tutta una serie di features mutuate dagli ultimi esponenti dei beat'em up bidimensionali più moderni: il boost (che ci permetterà di muoverci più velocemente concatenando vari tipi di attacchi), l'aura (l'energia da impiegarsi per l'esecuzione di tecniche particolari), il grave shoot (con il quale dare via a diverse combo aeree), ecc... Tutti questi elementi sono stati rielaborati, adattati e sapientemente miscelati allo scopo di fornire un gameplay, che per quanto non offra nulla di particolarmente originale, si mostra decisamente riuscito.
Unico neo è rappresentato da un certo squilibrio nella potenza di alcuni personaggi; una volta padroneggiate le tecniche di combattimento più avanzate, aver ragione degli avversari costituirà un semplice esercizio di stile in cui ricercare la combo più spettacolare; un difetto che, per quanto non incida significativamente sul valore del prodotto, unito al ristretto numero di personaggi selezionabili, limita notevolmente il fattore longevità. Tralasciando questo aspetto Hokuto no Ken conferma di essere un beat'em up ad incontri gradevole e divertente, degno di essere giocato a prescindere dal nome che porta.
Sulle meccaniche appena descritte s'inseriscono storia, protagonisti e ambientazioni del manga. La rosa dei personaggi selezionabili si limita a dieci elementi: Ken, Jagi, Raoh, Toki, Thouther, Yuda, Shin, Mamiya, Rey, Mr Heart ognuno di essi splendidamente caratterizzato sia per qualità, che per quantità. Risulta encomiabile il lavoro svolto in sede di adattamento: ogni personaggio è fedele alla sua controparte cartacea, riuscendo catturarne lo spirito in maniera ottimale; movenze, posture, stile di combattimento, tutto è stato replicato all'interno del gioco. Dalle rapide sequenze di colpi in successione propria di Kenshiro all'eleganza di Rey, capace di librarsi in volo per attaccare l'avversario dall'alto, dall'inusitata potenza di Raoh all'incredibile agilità di Toki ognuno dei dieci combattenti riesce a distinguersi pur conservando la propria personalità; persino personaggi come Mamiya o Mr Heart appaiono convincenti e ben caratterizzati, nonostante il materiale a disposizione dal quale attingere uno stile fosse meno corposo. Per non parlare delle varie tecniche speciali con le quali gli sviluppatori si sono sbizzarriti, di cui l'Hokuto Hyakuretsu Ken (il colpo dei cento pugni) è solo un esempio. In definitiva quello che i fan del manga chiedevano da anni
La sacra scuola di Nanto
Chiuso il discorso sulle meccaniche di gioco e sul fedeltà al brand, non resta che analizzare le varie modalità di gioco proposte. Su questo aspetto non vi è nulla di particolare da segnalare: troviamo il classico Arcade (nel quale affrontare gli avversari in ordine casuale), i soliti Vs (nelle sue varianti cpu e umana), un utile Training (con il quale impratichirsi con i vari rudimenti del gioco), ed un tradizionale Survival (nel quale dovremo vincere più incontri possibili). Una menzione particolare merita lo Story Mode strutturato in maniera anomala rispetto a quanto si potesse pensare: in questa modalità dovremo utilizzare tutti i personaggi in base a gli avvenimenti a loro legati nella trama. Ci troveremo infatti ad affrontare tutti gli scontri epici del manga, vivendoli da ambo le parti, nel tentativo di sbloccare i momenti storici caratteristici della serie.
Nonostante l'idea si riveli ben congegnata, allo scoprire che la maggior parte delle ricompense si presenta sottoforma di immagini in game , l'interesse è destinato a scemare anche a causa della durata del tutto (77 episodi).
Nota conclusiva sull'aspetto tecnico del gioco. Essenzialmente tutto il lavoro svolto da Arc System Works si rivela pregevole, non siamo ai livelli di Guilty Gear - soprattutto per quello che riguarda gli effetti di luce - ma ci troviamo, in ogni caso, di fronte ad un mirabile uso della grafica 2D. Personaggi ben dettagliati e nel complesso ottimamente animati (anche se in alcuni casi si nota la mancanza di frame di animazione intermedi), fondali evocativi e ben definiti (seppur piuttosto statici), ed una vasta gamma di effetti a supporto delle tecniche speciali. Da segnalare anche il comparto audio basato sulle tracce originali dell'anime, magistralmente riproposte anche nel gioco, e su ottime campionature usate per le voci dei vari combattenti. In definitiva Hokuto no Ken è un titolo più che curato.
Hokuto no Ken costituisce una gradevole e inaspettata sorpresa; dopo anni di titoli mediocri finalmente un prodotto in grado di non sfigurare nei confronti del manga. Un ottimo beat’em up ad incontri prima ancora che un buon prodotto su licenza, capace di restituire la giusta dignità ad una delle saghe più bistrattate nella storia dei videogiochi. In definitiva un acquisto consigliato sia ai fan del manga, che agli amanti dei picchiaduro bidimensionali in genere.