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Steambot Chronicles

Recensione
Piattaforma:
Playstation 2
Genere:
RPG
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Steambot Chronicles

Punteggio

7/10

Steambot Chronicles

Il sogno di ogni amante di GDR
Cosa spinge una persona a spendere cento e passa ore della propria vita a completare un gioco di ruolo? Un bel gameplay certo; un gran numero di subquest ovvio; ma soprattutto un’appassionante, coinvolgente trama che sappia tenere col fiato sospeso colui o colei che impugna il joypad. E cos’è che fa grande una storia? L’imprevedibilità, il non sapere cosa succederà di lì a poco: se incontreremo un amico o verremo attaccati dai banditi, se la donna che tanto amiamo ricambierà il nostro amore o se ne andrà per la sua strada, se la scelta di imboccare un sentiero piuttosto che un altro porterà a delle conseguenze infauste o si rivelerà la decisione migliore.

Steambot Chronicles fa sua questa filosofia proponendo una struttura narrativa tutt’altro che scontata, basata sul cosiddetto gameplay a “scatola di sabbia” (sandbox) secondo cui il giocatore può veramente fare tutto ciò che più gli pare e piace senza nessuna restrizione. Stuzzicante, no?
A tutto vapore!
La prima di una lunga serie di singolarità è data dalla duplice natura del tutorial che, oltre a fornire adeguata e necessaria preparazione riguardo ai comandi base, funge da vero e proprio prologo alla vicenda, spiegando, almeno in parte, il motivo per cui Vanilla (protagonista del titolo) si ritrova sulle rive di Seagull Beach senza sapere come ha fatto ad arrivarci. Al suo risveglio, fortunatamente, viene soccorso dalla dolcissima Connie, leader del gruppo musicale Globe Trotters, che lo aiuta ad ambientarsi nella sua città natale con la speranza che riesca a recuperare presto la memoria perduta.

Prima di entrare nel vivo del gioco, l’utente deve rispondere a quattro domande apparentemente futili ma dalle quali dipenderanno certi parametri come, ad esempio, il momento della giornata in cui si guadagnano più soldi esibendosi in strada (capirete meglio di che si tratta nel penultimo paragrafo) o il tipo di scena che vedrà nel finale. L’enorme libertà decisionale di cui si accennava in premessa si manifesta sin dai dialoghi iniziali che mettono il giocatore davanti a svariate opzioni, concedendogli il lusso -perché di lusso si tratta- di rivolgersi al proprio interlocutore come meglio crede, sortendo un effetto diverso in diverso in relazione alla decisione presa.

Ogni scelta conduce difatti ad una determinata situazione, più o meno rilevante a seconda del contesto in cui ci si trova: potrete così indispettire Connie con domande troppo invadenti sul suo passato o decidere di agire con più discrezione e sensibilità lasciandola in pace, potrete rispondere alle varie richieste di aiuto o fregarvene, invitare a cena una bella ragazza oppure no e così via. Va da se che qualunque sia l’approccio che intendete adottare, questo influenzerà nella maggior parte dei casi sia la storia che l’atteggiamento degli altri nei vostri confronti, i quali saranno più o meno ben disposti in base alla reputazione che vi farete.

Accanto alla grande soddisfazione che deriva da tanta discrezionalità, troviamo un battle system veramente originale, incentrato sul combattimento a bordo di mech denominati Trotmobile, massicci esoscheletri a vapore ampiamente diffusi in tutto il globo per una serie di utilizzi che vanno dall’agricoltura al combattimento nelle arene, dalla trivellazione di giacimenti minerari al trasporto pubblico. Il complesso sistema di controllo che governa i movimenti di questi colossi meccanici contempla una vastissima gamma di azioni (ruotarsi, correre, saltare, camminare, ripararsi, attaccare con il braccio destro o con il sinistro, eseguire una scivolata, raccogliere oggetti e parti degli ambienti per utilizzarli come strumento di offesa, sollevare i nemici in aria per scagliarli al suolo) il cui compimento però, specialmente nei momenti cruciali, rimane piuttosto difficile da padroneggiare poiché comprende la pressione, a volte anche contestuale, dei quattro tasti dorsali e di entrambi gli stick analogici. La lentezza degli spostamenti e la frequente difficoltà nel mettere a segno gli attacchi, specie a lunga distanza, costituiscono un ovvio quanto realistico effetto collaterale causato dalla scarsa manovrabilità di un mezzo così pesante ma allo stesso tempo possono risultare un tantino troppo fastidiosi da gestire se prima non si perde un pochino di tempo ad allenarsi. L’aspetto entusiasmante di possedere una Trotmobile risiede soprattutto nella possibilità di personalizzarla; opzione alla quale si accede quasi da subito attraverso le officine sparse per il mondo: utilizzando un apposito editor è infatti possibile cambiare i due colori della carrozzeria e disegnare il proprio “license plate” (una specie di piastra circolare decorativa da applicare alla propria macchina) mentre grazie alle abilità dei meccanici potrete sostituire, riparare e sviluppare i componenti per migliorarne le prestazioni. La varietà di pezzi di ricambio è davvero notevole e ciò implica una certa attenzione nella scelta delle parti da acquistare e montare specialmente in considerazione del fatto che alcune di loro, come ad esempio le gambe, devono tenere conto di diversi fattori tra cui il peso da sostenere e caratteristiche morfologiche del terreno che si andrà ad esplorare.

Anche gli eroi mangiano
Le sessioni di combattimento non sono, tuttavia, l’unica attrattiva di questo prodotto. Quando Vanilla non cavalca il suo fido bestione d’acciaio può dedicarsi ad azioni di gran lunga più piacevoli come esplorare città e villaggi al fine di socializzare con gli abitanti del luogo, comprarsi qualche bel vestito (il cambio di abito e accessori è sempre visibile a schermo e concorre alla formazione della vostra reputazione) o qualcosa da mettere sotto i denti, farsi fare un nuovo taglio di capelli e dormire alla locanda. Dato che lo scorrere del tempo viene scandito attraverso i vari momenti della giornata –ovvero mattina, pomeriggio, sera e notte- l’atto di riposare assume un’importanza cruciale poiché in Steambot Chronicles, tra le altre cose, dovrete costantemente tenere d’occhio le condizioni fisiche del vostro alter-ego dal menu principale, soprattutto per quanto riguarda il cibo: se Vanilla non viene nutrito a sufficienza comincerà a dare segni di debolezza e non tarderà a fermarsi del tutto. La cosa veramente anomala di questo titolo è che, a differenza dei normali action-rpg, non è previsto alcun tipo di level-up né l’accumulo di punti esperienza che facciano progredire i parametri del personaggio né tantomeno quelli della macchina, la quale può venire migliorata solo fissando pezzi migliori. L’assenza di un elemento tanto radicato nella tradizione ruolistica, tuttavia, non grava in alcun modo sulla godibilità di questo titolo poiché, come noterete voi stessi sin dai primi minuti di gioco, le attività nelle quali esercitarsi e, perché no, con cui trastullarsi sono davvero numerose e tutte molto divertenti.

Minigiochi che passione!
In aggiunta alle innumerevoli subquest che potrete affrontare (trasportare passeggeri da un posto all’altro, improvvisarvi cuochi, consegnare lettere, scortare carichi di merce attraverso il deserto, estrarre minerali per poi rivenderli, acquistare azioni di attività commerciali per arricchirvi ecc.), Steambot Chronicles offre una serie di minigiochi veramente gustosi.

Il primo, in ordine di apparizione, consiste in un vero e proprio rythm-game al quale potrete inizialmente accedere solo tramite menu per poi servirvene, quasi ad ogni angolo di strada al fine di racimolare qualche spicciolo dai passanti. Oltre a costituire una break piuttosto stimolante, questo aspetto del gioco si rivela molto spesso più importante di quanto non si creda poiché le doti di musicista non solo vengono valutate da un apposito ranking ma determinano sia l’ammontare di denaro che guadagnerete alla fine della performance sia il corso di alcuni eventi nel caso in cui le vostre scelte vi abbiano condotto a far parte dei Globe Trotter.

Inutile dire che tutti gli strumenti (armonica, organetto, pianoforte, tromba, chitarra, basso e batteria tanto per citarne alcuni) necessitano di una buona dose di pratica soprattutto in virtù del fatto che ciascuno è associato ad una differente combinazione di tasti e movimenti: l’armonica, ad esempio, è lo strumento più semplice poiché le melodie si eseguono solamente spostandosi a destra e sinistra premendo i tasti quadrato e triangolo mentre la batteria, gestita dai quattro tasti dorsali, rimane di gran lunga più ostica da controllare. Il grado di difficoltà nelle esecuzioni musicali, oltre al tipo di strumento, dipende dai brani che si sbloccheranno a poco a poco; un assortimento non vastissimo in effetti, ma che riuscirà senz’altro a tenervi incollati agli spartiti per affinare le vostre capacità artistiche. Altrettanto interessante si dimostrano i combattimenti nelle arene, scontri all’ultimo bullone che vedono ogni possessore di Trotmobile scendere in campo contro un avversario più o meno forte al fine di conquistare onore e gloria sì, ma soprattutto avanzare di livello (il che dipende dal numero delle vittorie conseguite e delle sconfitte subite) e guadagnare delle medaglie da scambiare con dei premi a volte piuttosto interessanti come, ad esempio, accessori stravaganti per il vostro mech.

Un minigioco di minore spicco, sebbene ugualmente accattivante, è infine il simulatore del gioco del biliardo che garantisce qualche momento di sano agonismo sportivo contro svariati soggetti che incontrerete nei bar e nei locali. Queste ultime due applicazioni, oltre ad integrarsi perfettamente nella continuità di gioco (come la prima del resto), si rendono successivamente disponibili nel menu principale tramite le due voci Battle Mode e Billiard, all’interno delle quali potrete sfidare, nelle rispettive discipline, la CPU o un altro giocatore. La componente multiplayer, sebbene modesta, rimane comunque un aspetto veramente apprezzabile di questo titolo poiché, oltre ad essere decisamente raro in una produzione di questo genere, innalza la già buona longevità del gioco (24/25 ore circa) con un tipo di intrattenimento rapido e disimpegnato.

Piccolo mondo fantastico
Se il versante tecnico fosse stato un pochino più curato, il giudizio finale su Steambot Chronicles avrebbe senz’altro subito una notevole impennata. La grafica fumettosa e sgargiante è veramente deliziosa e si addice alla perfezione con le spensierate atmosfere di gioco ma lascia un po’ a desiderare per quanto riguarda gli ambienti. A differenza dei personaggi, ben caratterizzati e sufficientemente dettagliati, i fondali appaiono troppo “nudi e crudi” specialmente quelli esterni che, nonostante la vastità e la buona differenziazione cromatica e strutturale, sono troppo scarni e privi di dettagli. I caricamenti tra interni ed esterni o tra segmenti di una stessa area sono veramente impercettibili tranne nei casi in un cui il cambio di zona è più consistente e richiede un tempo maggiore; un’attesa accettabile e sovente addolcita da qualche stralcio di trama o da una sommaria descrizione del luogo. Qualcosina in più si sarebbe potuto fare rispetto al sonoro che vanta sì un buon doppiaggio inglese e discreti effetti ma che delude un pochino per la banalità delle musiche di fondo e la grande somiglianza dei brani cantanti dai Globe Trotters, un pochino troppo scialbi sia nei testi che nelle melodie. Peccato, infine, per quei fastidiosi e frequenti cali di frame che si manifestano nelle battaglie e, meno assiduamente, durante il passaggio da un ambiente esterno ad uno interno.

Sintesi

Un esperimento davvero coraggioso, non c’è che dire. Non capita tutti giorni di ritrovarsi tra le mani un gioco vario, divertente ed anticonformista come questo e ciò è un aspetto da non trascurare affatto in un mercato che troppo spesso soffre di una eccessiva uniformità nell’offerta ludica. Steambot Chronicles è una piccola ed imperfetta goccia nell’oceano; un prodotto che dimostra, con grande verve ed originalità, quanto sia importante riuscire ad offrire qualcosa di diverso e distinguersi dalla massa. Purtroppo alcune carenze di non trascurabile entità come, ad esempio, l’aspetto tecnico, l’eccessiva complessità del sistema di controllo ed una trama un tantino frivola, non gli consentono di spiccare il volo come avrebbe meritato. Se siete stanchi della solita minestra e non siete fanatici della perfezione tecnica, allora questo è il titolo che fa per voi. E se fate parte di quella schiera di giocatori che si entusiasma davanti all’inventiva e alla novità, potete tranquillamente aggiungere mezzo punto in più al voto finale.

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