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Tokobot Plus: Mysteries of Karakuri

Recensione
Piattaforma:
Playstation 2
Sviluppatore:
Tecmo
Genere:
Avventura
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Punteggio

6.7/10

Pro:

+ Gioco discreto
+ Miglior versione di Tokobot
+ Prezzo budget

Contro:

- Porting da Psp
-Nessuna essenziale miglioria

Tokobot Plus: Mysteries of Karakuri

Abbiamo iniziato con i Lemmings, buffi esserini da guidare e nel caso sacrificare, per poter risolvere i livelli del gioco (e le nuove leve ne avranno fatto la conoscenza nei recenti remake per console Sony); in tempi più recenti si sono palesati i Pikmin, piccoli soldatini vegetali antropomorfi, sempre pronti a darci una mano ed obbedire ai nostri ordini, l’anno scorso è toccato ai Tokobot, in un gioco per Psp che ricalcava i canoni degli “strategici con piccole creature”, pur non essendo esattamente uno strategico.
Il titolo in questione, Tokobot Plus: Mysteries of the Karakuri non è in effetti un titolo ex-novo, ma è, ironia della sorte, un porting pompato della versione Psp del gioco.
Sarà stato fatto un buon lavoro di aggiunte ed adattamenti, o sarà un semplice copia-incolla del suo predecessore? Scopriamolo insieme.

Una storia originale
Tanto tempo fa, un’antica civiltà, vissuta nella terra di Moritari, faceva uso di un’avanzata tecnologia per migliorare la qualità della vita. Col tempo, quel popolo scomparve e non si seppe più nulla di quelle stupefacenti invenzioni.
Siamo ai giorni nostri, una compagnia archeologica privata porta alla luce parte di quei meccanismi perduti, e l’autore di tale ritrovamento è Bolt, giovane apprendista archeologo.
Tali antichi artefatti fanno però gola a molti loschi individui pronti a tutto pur di metterci le mani e spianare la strada verso la conquista del mondo.
Tuttavia i Tokobot, piccoli robot in grado di eseguire qualsiasi compito sapranno darci una mano nello sventare queste oscure minacce e portare alla luce i resti di quel popolo antico.

Trasformazione!
Chi ha già potuto provare l’ottimo Pikmin su altri lidi, troverà familiare la struttura di gioco di Tokobot: i piccoli robot eseguiranno il lavoro sporco al posto nostro, e dovremo guidarli verso l’azione tramite lo spostamento del personaggio, sfruttando le loro caratteristiche.
La differenza dal titolo Nintendo risiede nella struttura di gioco: dove in Pikmin troviamo uno strategico, il sapore che Tokobot lascia in bocca è quello di uno giapponesissimo adventure, “imbastardito” dalla modalità di gestione dei robot, che tanto ricorda un RTS.
All’inizio dell’avventura avremo soltanto un gruppo sei Tokobot, gruppo che andrà poi rimpinguandosi con l’avanzare del gioco.
Nell’ottica dell’individuale persona (e poi spiegherò il perché di tale precisazione), i Tokobot possono disporsi in tre formazioni: verticale, orizzontale e ad anello; attivabili con la pressione del tasto R1 più un appropriato bottone.
La formazione verticale vede i Tokobot disporsi in fila indiana ed attaccare come se fossero una frusta, oppure far da scala, o mazza gigante. La disposizione orizzontale rende i Tokobot come uno schiacciasassi, un paio d’ali e quanto altro ancora ci offriranno svariate possibilità. Infine, con l’anello i robot si dispongono in cerchio intorno a Bolt, formando uno scudo difensivo, e non solo.
Ho parlato di individualità degli androidi non a caso: i Tokobot possono infatti unirsi come i migliori Devastator o Pentajet degli antichi tempi e, sfruttando la Karakuri Junction, formare personaggi od accessori di enormi proporzioni per fronteggiare boss o toglierci dai guai.
Purtroppo, sebbene all’inizio tutti sembri funzionare come si deve, la monotonia prenderà presto il sopravvento con il passare dei livelli.
Il problema più grande di Tokobot Plus è Tokobot: il gioco ricalca in tutto e per tutto la sua versione portatile; operazioni di tal genere sono già state effettuate con GTA Liberty City Stories ed i già citati Lemmings.
A differenza del titolo Rockstar (con Lemmings non mi pronuncio, non so se effettivamente sono stati creati livelli aggiuntivi per la versione casalinga, a naso direi di si, ma tant’è…) Tokobot espande e, diciamo, assorbe completamente il titolo pensato per PSP.
I livelli sono gli stessi più una manciata di nuovi stages, abbiamo animazioni un po’ più fluide, textures leggermente migliori, una manciata di nuovi nemici e delle scene anime che raccontano la storia.

Il luccichio del metallo
Graficamente il gioco non si discosta molto da quanto già visto nella sua versione portatile: quel che va bene per una Psp è appena sufficiente per una Ps2; le textures sono grossolane (migliori qualitativamente del titolo originale, ma comunque non all’altezza di ciò che è in grado di fare il monolite nero), i modelli poligonali sono scarni e la telecamera se ne va per fragole, ma lo stile cartoonoso del gioco tenta di metterci una pezza.
Considerando pure l’esigua ampiezza degli spazi ed il frame rate ballerino che attanaglia il gioco, non possiamo dire che sia il massimo per una console come la Ps2, non la più potente della old gen ma nemmeno in grado di gestire con difficoltà ciò che offre la PSP..
Il sonoro è senza infamia e senza lode, ma si adatta allo stile leggero del gioco e questo non può essere che un pregio.
Il parlato è in inglese, sottotitolato nell’italico idioma.

Sintesi

Tokobot: Mysteries of Karakiri è un piccolo upgrade di ciò che i possessori di PSP hanno già avuto modo di vedere: qualche livello extra, degli intermezzi anime ed una manciata di nuovi nemici non giustificano l’acquisto di questo titolo se già possedete la console portatile Sony. In ogni modo, chi ha già apprezzato operazioni come il porting di Lemmings da PSP a PS2 non avrà di che lamentarsi, a patto di sapere a cosa va incontro.

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