Punteggio5.5/10 |
Historia se repetit
Similmente a quanto accaduto con la serie Onimusha prodotta da Capcom, (pensato per Ps one per poi essere riadattato alle potenzialità di Ps2) anche Genji: Days of the Blade nasce come titolo old-gen per poi proseguire il suo sviluppo sulla nuova console. Sony come Capcom cerca di sfruttare un impianto di gioco collaudato da abbinarsi ad una realizzazione tecnica in linea con le possibilità offerte dalla nuova macchina e tenta di raccogliere consensi fra unutenza più ampia possibile, offrendo un prodotto basato su un brand già noto che tuttavia non possa essere legato - in maniera inequivocabile - alla passata esperienza ludica. Ed il seguito di Genji rappresenta il titolo ideale da poter essere impiegato in una tale operazione.
Il primo episodio della saga di Genji, sottotitolato "Dawn of Samurai", ha raccolto un discreto successo sebbene perdesse il confronto diretto con mostri sacri del genere quali Onimusha, Devil May Cry o Ninja Gaiden; partorito dalla fervida immaginazione di Yoshiki Okamoto, famoso game designer ex Capcom, Genji - Days of the Blade si presenta sugli scaffali in contemporanea con il lancio di PlayStation 3, con lintento di ritagliarsi uno spazio di rilievo nella line up iniziale della console Sony. Il risultato? Scopriamolo assieme.
Il ritorno di Yoshitsune
Poco sorprendentemente il gioco si colloca, da un punto di vista temporale, esattamente dopo la fine del primo capitolo, illustrandoci la storia mediante luso di diverse sequenze in CG volte a narrarci gli accadimenti passati e quelli in procinto di avvenire. Il protagonista è ancora una volta Yoshitsune, il nobile spadaccino difensore del clan Genji, che dovrà ancora una volta affrontare la minaccia rappresentata dal bellicoso Heishi il quale, seppur sconfitto al termine del primo capitolo, farà il suo ritorno soccorso da misteriose forze demoniache.
Questa volta saranno ben tre i comprimari che ci affiancheranno durante il corso dell'avventura e, come da copione, ognuno di essi si diversificherà per tipologia di arma, abilità peculiari e caratteristiche fisiche (forza/velocità). In aggiunta a questo va segnalata la possibilità, per ognuno dei personaggi, di sfruttare unazione particolare utile per superare determinati ostacoli: Shizuka ad esempio potrà utilizzare la propria arma come una sorta di rampino per aggrapparsi e superare burroni mentre Benkei farà leva sulla propria forza bruta per distruggere ostacoli altrimenti insormontabili. Nella maggior parte degli scenari sarà possibile scegliere in ogni momento quale personaggio usare, ognuno assegnato ad una diversa freccia del pad digitale, mentre in alcuni livelli saremo costretti ad usarne solo un determinato gruppo in maniera tale da dover seguire determinati percorsi fino al ricongiungimento con gli elementi mancanti. Nonostante questo lasci presagire una grande varietà di situazioni infarcite di combattimenti tattici ed enigmi ambientali di varia natura, in realtà questo aspetto si rivela uno dei meno curati dellintero gameplay a causa dei controlli imprecisi e legnosi e delle meccaniche di gioco poco curate. Le azioni, persino quelle più semplici, richiedono il perfetto posizionamento rispetto alloggetto con il quale interagire rendendo lazione di gioco estremamente lenta e frammentaria difetto aggravato da una regia virtuale che tende ad inquadrature sfalsate incapaci di far comprendere la propria posizione rispetto a nemici ed oggetti.
Per il resto Days of the Blade è unavventura mediocre incapace di offrire spunti particolarmente originale ed innovativi: la struttura di gioco appare scontata e banale soggetta a meccaniche di gioco fortemente inflazionate. Gli scontri con i vari gruppi di nemici appaiono noiosi e ripetitvi sia per lIA degli avversari assolutamente deficitaria, sia per lassoluta monotonia offerta dal sistema di combattimento il quale, non sfrutta minimamente la presenza di quattro personaggi controllabili assolutamente diversi tra loro: mancano del tutto situazioni tattiche che stimolino allimpiego di ogni singolo protagonista. Come se questo non fosse abbastanza ad azzerare del tutto la difficoltà del tutto si aggiunge la capacità dei nostri guerrieri di spostarsi in un piano dimensionale alternativo, durante il quale si attiverà un semplicistico QTE utilissimo per uscire dai rari momenti di pericolo.
Discorso analogo per quanto riguarda gli occasionali puzzle talmente elementari da richiedere solamente luso dellabilità giusta quando richiesto; strutturati in maniera estremamente rudimentale gli enigmi ambientali appaiono inseriti a caso nel contesto di gioco, allo scopo di fornire una parvenza di utilità ai vari personaggi. Trovarsi una porta sbarrata, dover seguire una via alternativa per poi tornare sui propri passi con un differente personaggio in grado di sbloccare la situazione, il tutto condito da un paio di azioni contestuali (tipo distruggere una catasta di legna, o superare un rigagnolo dacqua aggrappandosi ad una statua) è il massimo che il gioco riesce a proporre. In definitiva nulla nel nuovo titolo Sony riesce ad innalzarsi fino a raggiungere la soglia della sufficienza rivelandosi un titolo poco più che mediocre.
Giappone feudale e ciliegi in fiore
Per quanto riguarda laspetto grafico il colpo docchio offerto inizialmente dal gioco è semplicemente superbo, peccato solo che passato lo stupore iniziale, ad unanalisi più dettagliata, il lavoro svolto dai Game Republic si presti a diverse critiche. Stupiscono in positivo le ambientazioni capaci di offrire alcuni scorci estremamente suggestivi, nelle quali è facile trovare diversi elementi animati (ad esempio le corpose battaglie di sfondo) e ricreate utilizzando costruzioni poligonali davvero notevoli. Queste location si alternano , però, a paesaggi estremamente vuoti in cui spiccano per contrasto i pochi oggetti con i quali interagire donando un aspetto davvero cupo al tutto. Discorso analogo per le animazioni dei personaggi: ottime quelle dei protagonisti, meno curate quelle dei nemici spesso manchevoli di fluidità. Così come le texture utilizzate e che ricoprono i vari elementi del gioco, capaci di rivelarsi estremamente dettagliate per Yoshitsune e compagni (riche di elementi decorativi) ma decisamente sbiadite e grezze per i loro avversari; il tutto mosso daun motore grafico dal frame rate costante e privo di qualsivoglia incertezza
Nulla da ridire invece sul comparto sonoro, con musiche strumentali che ben si sposano con l'azione e con effetti sonori ben campionati e di discreta varietà. Il problema di fondo è che, da un punto di vista squisitamente tecnico, Days of the Blade tradisce le sue origini, presentandosi come un porting appena ottimizzato di un gioco appartenente alla passata generazione. Discreto ma nulla di più
Genji: Days of the Blade è un titolo mediocre, questo è il suo problema più grande. L'ultimo lavoro dei Game Republic ha, purtroppo, di next gen, solo una parte del comparto tecnico,che si esplica nella magnificenza offerta da alcuni livelli; il resto è un riciclo di meccaniche e situazioni di gioco già proposte (in maniera decisamente più riuscita) in altre produzioni simili. I controlli fallaci, il pessimo sistema d'inquadrature, la monotonia di fondo non fanno che aggravare una situazione già di per se abbastanza drammatica. In definitiva un titolo che non riesce a raggiungere la sufficienza, lasciando inesplorato tutto il potenziale di cui dispone.