Medal of Honor Heroes
Tre eroi, tre storie e un destino comune
La PsP (o Playstation Portable, per dirla in maniera più completa) gode, forse più di ogni altra console portatile, di una discendenza davvero nobile e ricca: parliamo naturalmente dellesperienza e dei titoli (sotto forma di franchise) acquisiti durante gli ultimi 10 anni dalle due Playstation. Stilarne una lista sarebbe davvero una impresa epica ma scorrendo il catalogo dei giochi usciti, abbiamo molti indizi a conferma di questa tesi: da Pro Evolution Soccer a Grand Theft Auto passando per Medievil e Syphon Filter, gli sviluppatori hanno veramente tanto materiale da cui attingere in mancanza di idee nuove. Una della case produttrici che si è sempre distinta per aver dato un seguito annuale ad ogni suo franchise è Electronics Arts: Medal of Honor: Heroes rientra proprio in questi casi.
Nato come fortunato exploit nel genere - al tempo ancora inesplorato - degli FPS (First Person Shooter) sulla famosa Playstation, durante gli anni si è evoluto perdendo un po di quella varietà che aveva stupito tutto il panorama videoludico. Prendendo spunto da un altro famoso FPS di ambientazione bellica alias Call of Duty in questo nuovo episodio è stata introdotta la possibilità di vivere la storia del secondo conflitto bellico mondiale attraverso gli occhi di tre soldati, che per i più attenti e appassionati alla saga non risulteranno completamente nuovi. Inizieremo la nostra avventura nei panni del Sergente John Baker impegnato in Italia ad investigare sulla famosa macchina Enigma, passando poi alle gesta del Tenente Jimmy Patterson, infiltrato in Olanda con il compito di recuperare importanti documenti, per finire con leroismo del Tenente William Holt, impegnato in una difficile missione in un villaggio belga presidiato dai tedeschi. Non ci è data però la possibilità di vestire i panni di nessun soldato delle forze tedesche per poter rivivere la storia anche da un altro punto di vista. Per introdurci al meglio nei tre diversi contesti, tra di loro simili ma lontani geograficamente luno dallaltro, sono stati inseriti degli intermezzi in bianco e nero che ben riescono a farci sentire parte della storia.
Superare i limiti
Un'altra nota distintiva della saga di Medal Of Honor la ritroviamo in questo nuovo episodio: gli obiettivi secondari. Ne sono stati annunciati un minimo di tre per ogni missione, tutti collegati a quelli primari da raggiungere. Per dare unidea di quanto questa aggiunta possa risultare piacevole facciamo un esempio: lobiettivo primario della prima campagna sarà recuperare informazioni sulla macchina Enigma. Durante la ricerca potremmo scoprire lubicazione di un ostaggio in grado di darci maggiori delucidazioni sullobiettivo permettendoci di arrivare prima a destinazione. Non sarà tuttavia necessario completare le sezioni secondarie per concludere la missione, ma è un ottimo stratagemma per aumentare la giocabilità, la longevità e il divertimento offertoci. Ad amplificare questo aspetto vi è anche la grandezza delle mappe che ci permetterà di raggiungere i nostri obiettivi usando diversi percorsi (ed approcci) e quindi donerà ulteriore non-linearità alle nostre gesta. Le premesse per un gameplay ricco, vario e di primo ordine ci sono tutte, dobbiamo solo sperare nella buona implementazioni di questi aspetti allinterno del prodotto finito. Da segnalare la presenza di un multiplayer ad hoc fino ad otto persone (non confermata la possibilità di giocare con una sola copia del gioco) e di una modalità online con cui sfidare fino a 32 nemici (per questa modalità è naturalmente richiesto una connessione ad intenet).
Uno dei limiti intriseci delle console portatili è la scarsa propensione verso alcune tipologie di giochi. Nel caso della console Sony il problema maggiore viene dalla mancanza di una seconda leva analogica; è proprio grazie ad essa che infatti riusciamo a controllare i movimenti della testa in maniera rapida ed accurata. Per ovviare al suddetto problema, i programmatori in casa EA si sono ingegnati in un modo sicuramente non nuovo, ma che - a loro modo di vedere - avrebbe permesso di fruire al meglio di questo gioco: leva analogica sinistra deputata al movimento e tasti (Triangolo, Quadrato, Cerchio e Croce) assegnati al movimento della testa - o mirino che dir si voglia. Questa scelta mostra però tutti i suoi limiti nelle fasi più concitate, in cui è richiesta velocità e precisione. La soluzione per attenuare tali problemi è tutta nelle mani degli sviluppatori: solo con una attenta pianificazione in fase di design delle aree sarà infatti possibile rendere meno evidente questo difetto. Lo stick digitale è stato invece assegnato ad opzioni secondarie come visualizzare la mappa, ricaricare larma e cambiarla o semplicemente usare i kit di infermeria raccolti durante il gioco.
Speranze e buoni propositi
Un aspetto che invece ci ha lasciato con lamaro è la qualità grafica. Forse ci siamo abituati male con prodotti come Tekken: Dark Resurrection, ma non pensavamo di dover vedere la stessa grafica che avevamo visto sulla Playstation. Sia chiaro: stiamo parlando della prima Playstation. Se mettete a confronto questo titolo con un qualunque episodio di Medal of Honor uscito sulla Psx non noterete differenze. Aggiungiamoci le ridotte dimensioni dello schermo della PsP e la frittata è fatta. Non siamo per niente convinti del livello grafico raggiunto e speriamo che la resa visiva finale sia migliore di quella attuale. Sono inoltre presenti instabilità nel frame-rate, flicker (sfarfallio)e clipping (scomparsa o apparizione improvvisa di modelli poligonali) in ogni zona: tutti problemi che minano in primis la giocabilità e sicuramente non rendono merito alle capacità tecniche della PsP. Un ulteriore indizio che non è stata posta attenzione allaspetto grafico viene dalla mancanza totale di interattività nellambiente circostante. Scordatevi di guidare veicoli o quantomeno di distruggerli, i vetri delle case non scoppieranno e nullaltro sembrerà risentire del nostro passaggio.
Tutto questo risulta essere una grave mancanza per un pubblico ormai abituato a distruggere tutto ciò che vede ed a muoversi in un ambiente, per quanto possibile, vivo. Il sonoro ci ha piacevolmente stupito per qualità e varietà: a partire dalla soundtrack per poi passare ai rumori delle armi e alle grida dei nostri compagni, ogni suono è ricreato al meglio.









