Dragon Quest Swords
Gemme nascoste
Come gli appassionati di videogiochi ben sanno, non tutti i titoli commercializzati in Giappone vengono poi riproposti in occidente. Strategie di marketing, distanza culturale, elevati costi di traduzione; qualunque sia il motivo, sono moltissimi i giochi prodotti nella terra del sol levante e mai apparsi sulle nostre console. È pur vero che spesso nessuno sente la mancanza di questi giochi, ma talvolta capita che dei piccoli capolavori o delle serie di grande successo restino appannaggio dei videogiocatori dagli occhi a mandorla.
È questo il caso della saga di Dragon Quest, prodotta da Enix e conosciuta negli Stati Uniti con il nome di Dragon Warrior, il cui primo titolo venne rilasciato nel 1986 su Nintendo Entertainment System, ben prima che vedesse la luce laltro storico gioco della allora concorrente Square Software, Final Fantasy. Non è esagerato affermare che sia stato proprio Dragon Quest a gettare le basi di quello che è poi diventato un genere video ludico ben definito, quello dei Japanese Role Playing Game.
Data limportanza della serie, stupisce constatare come il primo titolo ufficialmente commercializzato in Europa sia stato il recente ottavo capitolo, sviluppato su Playstation 2 e non a caso titolato semplicemente Dragon Quest, quasi a negare ogni riferimento con i suoi mai pubblicati predecessori. Ovviamente questo non ha impedito alla serie di diventare un vero e proprio cult per tutti gli amanti del genere anche in occidente, grazie allimportazione parallela e traduzioni, anche recenti, dei primi giochi pubblicati su NES e Super NES, realizzate da volenterosi appassionati.
Non sorprende quindi che lannuncio di un nuovo episodio della saga, appositamente sviluppato su Nintendo Wii, abbia suscitato non poco scalpore, ed infiammato gli animi dei videogiocatori di tutto il mondo.
Novità dal passato
Come i più attenti avranno sicuramente notato leggendo il titolo del gioco (Dragon Quest Swords) non stiamo parlando di un seguito della serie principale, ma di uno spin off dalle caratteristiche alquanto peculiari, che abbandona almeno in parte la vocazione ruolistica caratteristica della saga. Come è ovvio, trattandosi di un gioco realizzato appositamente per Wii, esso sarà dotato di un sistema di controllo alquanto peculiare, che vedrà il giocatore brandire la spada del proprio alter ego in prima persona, menando fendenti con il Wiimote ben saldo in pugno.
Quello che invece non tutti sanno è che ben prima che Nintendo mostrasse al pubblico la propria rivoluzione, e più precisamente nel 2003, Square Enix commercializzava sul territorio giapponese il semi sconosciuto Kenshin Dragon Quest. Più che di videogioco in senso stretto, è forse il caso di parlare di giocattolo, dal momento che Kenshin non è stato sviluppato su nessuna console, bensì su di un dispositivo stand alone da collegare direttamente alla televisione. Insieme al piccolo dispositivo, modellato sulla forma dello scudo del protagonista del gioco, veniva fornita unapposita memory card e, soprattutto, una piccola spada, vero e proprio dispositivo wireless con cui interagire con il programma. Il gioco riconosceva i movimenti orizzontali e verticali della spada proponendo una lunga sequela di avversari da sconfiggere, disposti su un percorso obbligato e quasi del tutto lineare, che prevedeva solo delle semplici biforcazioni a garantire una limitata varietà.
Il vero punto di forza del titolo, che ne decretò il successo sul territorio giapponese, era la sua immediatezza, unita ad unampia gamma di avversari, ottimamente caratterizzati (come da tradizione della serie), da sconfiggere brandendo la spada con il giusto tempismo o sfruttando apposite combo sbloccabili nel corso dellavventura. Il titolo rilevava anche il puntamento della spada sullo schermo, particolare che veniva sfruttato per deflettere gli attacchi dei nemici indirizzando la sagoma di uno scudo (impugnabile con la pressione di un tasto) nella direzione della minaccia.
Insomma, già nel 2003, Kenshin Dragon Quest proponeva (seppure in maniera rudimentale) molte delle innovazioni che tanto apprezziamo nella nuova console di casa Nintendo.
Al momento non è chiaro se il titolo in sviluppo per Wii sarà un remake o un seguito più o meno diretto di questo curioso esperimento, quel che invece è certo è che ne riprende largamente le meccaniche, riproponendone i pregi e purtroppo ereditando alcuni dei limiti più vistosi.
La regina mascherata
Le dolenti note arrivano dallinterattività del gioco. Pur rappresentando un deciso passo avanti rispetto allesperimento di Kenshin Dragon Quest, il capitolo dedicato al Wii rimane (per quanto si è potuto vedere fino ad oggi) legato ad unesplorazione lineare, solo sporadicamente interrotta da deviazioni pre calcolate. In parole povere, al giocatore non è lasciata nessuna libertà di movimento. Il mondo di Dragon Quest si esplora semplicemente percorrendo fino alla fine le lunghe strade che collegano le varie città ed i numerosi dungeon, sconfiggendo di volta in volta tutti gli avversari incontrati.
Un vero peccato, se si pensa che utilizzando il nunchuck, il titolo avrebbe potuto offrire unesperienza molto più gratificante ed approfondita, ma pare certo che il prodotto finale non preveda lutilizzo di nessuna periferica aggiuntiva in combinazione con il telecomando di Wii. Certo, in questo modo si conserva limmediatezza ed il divertimento delloriginale Kenshin, ma il solo pensare a quanto più coinvolgente sarebbe stata lesperienza di gioco, semplicemente sfruttando a pieno lo schema di controllo basilare del Wii, non può che far rammaricare i giocatori di mezzo mondo e tutti gli appassionati della serie.
Daltro canto, eliminando dufficio la componente esplorativa, gli sviluppatori si sono potuti concentrare sulla meccanica dei numerosi combattimenti, inserendo nuove combo accessibili grazie alle maggiori potenzialità del Wiimote. Oltre ai classici colpi di spada, in verticale, orizzontale e diagonale, sarà possibile accedere a tutta una serie di incantesimi, sbloccabili con il prosieguo del gioco ed attivabili con movimenti precisi ed assolutamente unici. Nel corso di una dimostrazione, il team di sviluppo ha mostrato come, roteando la spada/telecomando sopra la propria testa per alcuni secondi e puntandola in seguito contro lo schermo si generi una devastante pioggia di fulmini. Gli incantesimi si aggiungono alla meccanica, unica, che ogni avversario costringe ad adottare. Ci sono mostri che saltano in alto, sbucando da buche nel terreno, maghi che costringono a parare sfere infuocate (utilizzando il medesimo sistema di Kenshin Dragon Quest) prima di poter essere attaccati, e naturalmente una serie di boss di fine livello impossibili da sconfiggere finché non se ne individua il punto debole.
Fin da questa descrizione appare evidente come lintento di Square/Enix sia quello di creare un gradevole arcade ambientato nel mondo di Dragon Quest piuttosto che un nuovo capitolo della serie. Non è chiaro se e come gli elementi tipici di un gioco di ruolo saranno integrati, ma già da adesso si sa che lalter ego del giocatore sarà accompagnato da tre personaggi: Setia, una ex sacerdotessa; Dean, un giovane principe esperto di magia e Boud, il padre del protagonista. Ancora nessun particolare è stato rilasciato su come questi character verranno gestiti nel corso del gioco, se cioè il loro ruolo sarà esclusivamente di supporto o se sarà possibile assumerne a piacimento il controllo. Allo stesso modo nessuna indiscrezione è trapelata sulla trama, gli unici indizi, alquanto nebulosi vengono dal sottotitolo del gioco: The Masked Queen and the Towe of Mirrors. Non è dato ancora sapere chi sarà questa fantomatica Regina Mascherata e quali misteri avvolgano la Torre degli Specchi, ma è lecito aspettarsi comunque una trama di altissimo livello, in linea con gli standard della serie.
A legittimare le speranze di un ottimo titolo, lo staff attualmente impegnato nello sviluppo comprende alcuni veterani della serie, come il game designer Yuji Horii, il compositore Kuoichi Sugiyama e, naturalmente il character designer (e illustre mangaka) Akira Toriyama.









