Punteggio5/10 |
Una dura trasformazione
Molto è cambiato da quando la terza dimensione ha soppiantato il caro (e mai dimenticato) 2D dei vecchi videogiochi. In unepoca in cui sono i numeri a far da padroni, molti giochi in cui contavano soprattutto sensazioni ed emozioni, sono dovuti soccombere. Il passaggio dal 2D al 3D ha rappresentato la fine di molte saghe e la rivoluzione nella giocabilità di altrettanti titoli. Alcuni, come Mario o Metroid, non solo sono riusciti a restare a galla dopo la loro evoluzione, ma sono persino stati capaci di raccogliere numerosi consensi di critica e pubblico. Altri titoli, come Castlevania, ancora oggi non hanno trovato una loro identità nel mondo della terza dimensione, restando ancorati a schemi e strutture che, sebbene riescano ancora a divertire, non si addicono allavvento delle nuove tecnologie.
La saga di Prince of Persia, per sua fortuna, rientra nella prima categoria sopra menzionata.
Con il primo episodio uscito in 3D (Prince of Persia: Le sabbie del tempo), Ubisoft riuscì degnamente a trasporre le emozioni provate attraverso gli immortali vecchi capitoli della saga nei titoli di nuova generazione, tirando fuori dal cilindro un gioco di piattaforme tridimensionale in cui la precisione contava più di ogni altra cosa. Il tutto era farcito da unatmosfera carica di fascino, ed il prodotto finale riuscì nellintento di lasciare contenti i giocatori di vecchia data nonché la nuova utenza.
A Le sabbie del tempo seguirono Spirito guerriero e I due troni, ed entrambi i seguiti, seppur non facendo gridare al miracolo, ricevettero discreti consensi, garantendosi una buona schiera di estimatori.
Ubisoft ha ora deciso di presentare su Nintendo Wii il remake (o Wiimake) dellultimo episodio, cambiandone il titolo in Rival Swords.
La saga è quindi riuscita a superare indenne la rivoluzione grafica avvenuta con il passaggio dal 2D al 3D, riuscirà a sopravvivere anche alla rivoluzione apportata nei controlli da Nintendo e dal suo Wii?
Scelta facile
Ben consci della penuria di titoli presenti, alla Ubisoft hanno ben pensato di non spremere né le meningi né, tanto meno, lhardware a loro disposizione nel portare su Wii questo rifacimento.
Ecco dunque che ci ritroviamo nuovamente di fronte allennesimo titolo dalla veste grafica imbarazzante, assolutamente non al passo con i tempi, soprattutto in considerazione del fatto che non rappresenta neppure lapice tecnico di quanto visto nella passata generazione (tutt'altro, il motore del terzo capitolo Ps2 era quasi invariato rispetto a quello, più vecchio di anni, de "le sabbie del tempo").
Sebbene su Wii si tenda ad aggrapparsi alla futile scusa che siano i controlli o la giocabilità a dover stabilire il valore di un videogioco, delude grandemente lassoluto menefreghismo con cui le software house (nel caso specifico Ubisoft) non facciano alcuno sforzo nel tentativo di migliorare laspetto visivo dei propri titoli.
Avendo davanti agli occhi titoli come Metroid Prime o Resident Evil 4, è inaccettabile vedere una grafica così povera di dettagli.
I modelli poligonali appaiono poveri, l'assenza di strutture poligonalmente complesse ricade sia sugli ambienti che sui personaggi, mentre problemi di compenetrazione dei corpi, di sparizione di mura nonché di rallentamenti dellazione di gioco si presentano con costanza davvero notevole e disarmante. Il tutto viene accompagnato da texture che sicuramente non rappresentano lo stato dellarte (in bassa definizione e di piccole dimensioni).
Dal punto di vista del sonoro si accostano musiche gradevoli (anche se un po ripetitive) ad un doppiaggio in italiano davvero scandaloso. Peccato che manchi la possibilità di usare i sottotitoli, in quanto alcune scene di intermezzo (ricreate con il pessimo motore di gioco) sono davvero difficili da ascoltare e da capire.
Insomma, un titolo che sarebbe appena sufficiente su Game Cube, e che risulta assolutamente inaccettabile su Wii.
Formula vincente
Come già detto questo episodio si colloca subito dopo gli eventi narrati da Spirito Guerriero. Nel primo capitolo il principe si trovò suo malgrado costretto, nel tentativo di salvare suo padre, a liberare le sabbie del tempo, un antico e temibile artefatto. Di seguito braccato dalla maledizione delle sabbie, il protagonista dovette recarsi sullisola del tempo, nel tentativo di sfuggire al Dahaka, un demone il cui unico scopo è quello di uccidere l'uomo che ha liberato le sabbie. Uccisa la bestia, il principe decide di tornare nella sua terra dorigine, portando con se la bella imperatrice dellisola del tempo, ma al suo rientro nella madre patria scopre che una guerra è in corso, e ben presto è costretto a separarsi dalla compagna. È a questo punto che hanno inizio le avventure presentate in questo nuovo capitolo.
Come è facile notare, il riferimento al tempo è continuo, è non si tratta di una mera coincidenza, poichè il flusso temporale ha un'importanza fondamentale nel gameplay, come vedremo in seguito.
Rival Sword, in ogni caso, mette il videogiocatore alla guida di un agilissimo principe, in grado di scalare pareti, correre sui muri, esibirsi in salti ed acrobazie estremamente pericolose, per muoversi allinterno di ambienti ricchi di passaggi, trabocchetti ed insidie, che sovrastano letteralmente l'alter ego, data la loro immensa estensione.
Per riuscire a superare le varie stanze sarà necessario compiere azioni estremamente spettacolari e molto difficili, che richiederanno unestrema precisione ed altrettanta prontezza di riflessi. Gli ideali percorsi da seguire, di piattaforma in piattaforma, richiedono un ottimo tempismo, ed il gioco alterna fasi prettamente dedicate al puzzle solving ad altre in cui è il ritmo e l'abilità manuale a determinare il successo dell'azione.
Il continuo riferimento alla temporalità nasce dal fatto che il principe sarà in possesso di un artefatto in grado di modificare il normale scorrere del tempo. Sarà quindi possibile fermare il tempo, rallentarlo o, letteralmente, "riavvolgerlo". Oltre alla spettacolarità di questo aspetto è facile evincere come uno stratagemma del genere riesca a compensare i sottili problemi che derivano dalla struttura stessa del prodotto, che raramente lascia seconde opportunità in caso di errori nell'esecuzione delle complesse acrobazie, indispensabili per attraversare le aree di gioco. Anche quegli sbagli imputabili a collisioni non precise o inconsueti movimenti di camera diventano di conseguenza perdonabili.
I poteri che man mano il principe potrà acquisire saranno utili anche ai fini del combattimento. Purtroppo però l'spetto bellico rappresenta sicuramente quello meno riuscito del titolo, soprattutto per via della poca precisione delle combo e della deficitaria intelligenza artificiale dei nemici. Dimenticatevi i combattimenti spettacolari di giochi come Ninja Gaiden, Devil May Cry o God of War, poiché in Prince of Persia basta premere in maniera casuale i tasti dattacco per uscire vittoriosi da qualsiasi scontro.
Da questo punto di vista un passo in avanti è stato fatto in questo episodio per Wii (il terzo uscito su console a 128 bit) grazie alla possibilità di effettuare uccisioni in modalità stealth. Praticamente basterà raggiungere il nemico alle spalle e premere con il giusto tempismo un determinato tasto per uccidere immediatamente (e con grande spettacolarità) il proprio avversario. Le novità del terzo episodio non finiscono qui: per meglio approfondire il carattere del principe è stato aggiunto in questo nuovo capitolo un suo lato oscuro, una sorta di alter ego che in alcune parti del gioco prenderà il sopravvento sul principe. Questo lato oscuro potrà godere delluso di una catena, potente nei combattimenti, ed utile per superare certi ostacoli che il principe non sarebbe in grado di superare.
Sebbene questa componente risulti appena accennata (i fasti di Soul Reaver non sono minimamente avvicinati), getta delle buone basi per un probabile futuro sviluppo.
Dalla padella alla brace
Nonostante il gioco tutto sommato riesca a divertire (senza però dimostrarsi eccessivamente coinvolgente), è essenziale tenere conto che rappresenta il remake di un titolo uscito da quasi due anni, e che (lo ribadiamo) nella veste grafica non ha ricevuto alcun upgrade. Ciò che dovrebbe, almeno in teoria, spingere lutenza ad acquistare il titolo dovrebbe essere una buona implementazione del rivoluzionario metodo di controllo offerto dal Wii.
Dalla casa creatrice di Rayman Raving Rabbids tutto si ci poteva aspettare tranne che una così scarsa e mal riuscita organizzazione dei controlli.
Per riassumere: il sistema di rilevamento motorio influisce soltanto durante gli scontri: ad un movimento del nunchuk corrisponderà un attacco con il pugnale, ad un movimento del wiimote corrisponderà un attacco con larma impugnata nella mano destra (o della frusta se si utilizza il lato oscuro del principe).
Tutti gli altri controlli, nelle fasi legate all'esplorazione, sono affidati alla levetta analogica ed ai tasti presenti sulle due periferiche. Considerando che il colpo sferrato non terrà conto del movimento effettuato, e tenendo soprattutto conto che basta muovere in maniera disordinata nunchuk e wiimote per dar vita a spettacolari, quanto casuali, combo, resta da chiedersi per quale motivo il giocatore dovrebbe preferire la versione Wii ad una qualunque delle uscite Old Gen (o portatili).
Solo i combattimenti, che sicuramente rappresentano la parte meno riuscita del titolo, richiedono lutilizzo approssimativo delle possibilità offerte dal Wii, mentre tutto il resto del gioco sarebbe perfettamente fruibile anche impugnando un normalissimo joypad. Dopo aver provato i giochi divertenti e strampalati di Rayman, si capisce come lestro creativo alla Ubisoft non manchi, è la volontà di usarlo che in questo titolo è venuta a mancare.
Probabilmente effettuare i movimenti ed i salti precisi sarebbe stato assai complicato, sfruttando gli accelerometri del controller, ma trovarsi di fronte ad un titolo che sostanzialmente non offre nulla di più rispetto a quello che si potrebbe trovare acquistando I due troni per Game Cube (che, lo ricordiamo, può essere giocato su Wii, vista la retrocompatibilità), lascia decisamente disorientati.
Dovendo scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, Ubisoft ha chiaramente optato per la seconda opzione. Nessun impegno è stato dimostrato dalla software house nel realizzare questa scadente e discutibile conversione, in cui l’unico cambiamento rispetto alla versione originale consiste nella gestione dei combattimenti. Resta il fatto che, nonostante il titolo da cui è tratto questo Wiimake risalga al 2005, esso è ancora oggi un buon esempio di platform 3D. Purtroppo però la grafica scadente ed i controlli sostanzialmente invariati rendono lecito chiedersi perché spendere 60 euro per Rival Sword quando con molto meno si potrebbe trovare la trilogia completa in versione Game Cube. Chiunque fosse interessato alle gesta del principe, ed incuriosito dal mix particolare fra platform e action game, o dal perfetto bilanciamento fra momenti più speculativi (puzzle solving) ed altri in cui contano tempismo e riflessi, dovrebbe cercare la versione Old Gen su disco da 8 Cm (anch'essa in grado di girare su Wii).