Punteggio8.6/10 |
Il successo, a volte, può dare alla testa. Ecco quindi che, dopo il suo apprezzato ritorno sugli
schermi videoludici con Le Sabbie del Tempo, il principe di Persia ha avuto una delle più
tipiche sbandate da superstar con il seguente capitolo, Spirito Guerriero: look tamarro,
sottofondo musicale nu-metal, level design incostante, backtracking a secchiate. Una pedissequa
ricerca del cool a tutti i costi che ha portato al principe una notevole ventata di critiche da
parte di stampa e pubblico, ma che fortunatamente pare siano servite a farlo rinsavire. In
questo nuovo I Due Troni, infatti, il nostro nobile mediorientale abbandona le velleità da sex
symbol per tornare a fare leroe a tempo pieno...
Babylon zoo
Già dalle primissime battute di gioco, risulta evidente come I Due Troni marchi un deciso
ritorno al passato in termini di atmosfere, sensazione resa palpabile dallo scenario di questo
terzo capitolo Babilonia- allinterno del quale si dipana uno storyline volutamente meno dark
rispetto a quello del prequel. Dopo la sua avventura nellIsola del Tempo, il principe fa
ritorno alla sua città natale assieme al nuovo amore Kaileena, senza purtroppo trovare un
comitato di benvenuto ad accoglierlo, anzi: Babilonia è infatti sotto assedio, messa a ferro a
fuoco da un misterioso esercito che, senza troppi complimenti, affonda la barca del principe e
ne rapisce la compagna. Proprio nel tentativo di ritrovare Kaileena, il nostro eroe si imbatterà
in un vecchio nemico e, come se non bastasse, le Sabbie del Tempo verranno nuovamente rilasciate
dando il definitivo via alla terza avventura del nobile persiano più sfortunato di tutti i
tempi. Per quanto lontano dallessere un capolavoro di originalità e profondità, il plot de I
Due Troni svolge il proprio compito in maniera egregia, ma soprattutto riporta lazione entro le
più consone cornici di Babilonia, per buona pace della qualità globale del design del titolo
Ubisoft. Al di là del look del principe, tornato su livelli dignitosi, I Due Troni fa infatti
sfoggio di una cosmesi convincente sotto ogni punto di vista, laddove il prequel lasciava spesso
a desiderare. Il setting scenografico dellavventura ha certamente grosso peso in tal senso, con
lussuosi interni dal gusto mediorientale che si alternano a spettacolari scorci delle strade di
Babilonia: il tutto impreziosito da una palette di colori azzeccatissima e da effetti di luce e
di rifrazione assai suggestivi, in netto contrasto con le ambientazioni lugubri ed invero
piuttosto anonime di Spirito Guerriero. Pure le animazioni del principe hanno subito un processo
di restyling, mostrandosi ora ancora più fluide e ben legate tra loro, complice anche una serie
di nuove mosse effettuabili dal sempre più atletico protagonista: si tratta più che altro di
estensioni di capacità già note ai conoscitori dei precedenti capitoli (è per esempio possibile
salire sopra alle sbarre sulle quali prima era consentito solo appendersi, oppure compiere un
salto obliquo dopo una corsa sul muro servendosi di determinate rampe), ma non mancano vere e
proprie new entry, su tutte labilità del principe di appendersi col proprio pugnale ad alcune
feritoie. Nuove opportunità di gioco offerte senza compromettere la funzionalità di un sistema
di controllo davvero ottimo, precisissimo nella gestione dei movimenti del personaggio su
schermo e partecipe attivo del successo di una telecamera virtuale estremamente comoda e
versatile.
Il lato oscuro
Tra tutti gli elementi tecnici che giocano a favore di questo nuovo episodio di Prince of Persia
va inserito di dovere anche il design dellambiente ludico, anche in questo caso tornato sulle
orme del primo capitolo. Chiudendo la parentesi del backtracking selvaggio visto in Spirito
Guerriero, I Due Troni presenta uno scenario certamente più lineare del prequel, ma proprio per
questo motivo molto più godibile e fluido: il gioco scorre che è una bellezza, tra le sempre
esaltanti movenze plastiche del principe che scandiscono gli intelligenti puzzle acrobatici
divenuti paradigma della serie. E poco conta se alla fine la durata dellavventura è leggermente
inferiore alla precedente (il gioco è completabile entro otto ore): se è vero che la qualità è
più importante della quantità, I Due Troni ha intrapreso la strada giusta, affiancando ad un
gameplay ormai solido un level design vario e stimolante, che come nei precedenti contempla la
presenza di sezioni di combattimento tra un funambolismo e laltro.
Va detto che queste ultime non denotano grosse migliorie, risultando spettacolari più dal punto
di vista visivo che da quello ludico, a causa di un sistema oggettivamente orientato al mero
button-smashing. La vera novità è invece rappresentata dalle cosiddette uccisioni rapide, che
consentono di eliminare i nemici in un sol colpo facendo uso di alcuni semplici accorgimenti
stealth: al di là delle caratteristiche insite di tale espediente di gioco, il grande merito di
queste speed kills sta nel loro intelligente inserimento allinterno dei puzzle, stimolando
lutente a sfruttare ogni occasione propizia per effettuarle. La soddisfazione conferita dalle
uccisioni rapide si somma a quella classica relativa al controllo del tempo grazie alle Sabbie,
che ne I Due Troni svolge nuovamente un ruolo di peso allinterno di uneconomia di gioco
ulteriormente arricchita dalla presenza del principe oscuro. Ad intervalli più o meno regolari
nel corso dellavventura, il nostro protagonista avrà infatti modo di trasformarsi in questa
creatura malefica, dotata di una serie di peculiarità che rendono le sezioni di gioco al suo
controllo diverse da quelle standard. Equipaggiato con una devastante catena legata al braccio,
il principe oscuro si trova spesso al centro di combattimenti furiosi, utili sia a dare sfogo
alla sua forza sovrumana, sia a fornire conforto alla sua salute in perenne decremento, che solo
le Sabbie del Tempo lasciate dai cadaveri nemici possono ripristinare. Questa condizione di
precarietà aggiunge notevole pathos e frenesia a tali porzioni ludiche, costringendo lutente ad
agire con velocità e metodo sfruttando le abilità proprie del personaggio (che principalmente
vedono lutilizzo della catena anche a scopi acrobatici, come estensione verso appigli
altrimenti irraggiungibili o come mezzo per attivare leve o interruttori vari). Lintroduzione
di un simile aspetto può dirsi dunque ben riuscita considerate anche le positive ripercussioni
a livello di storyline- per quanto non perfettamente bilanciata e talvolta leggermente
frustrante. Totalmente da bocciare invece lidea degli sviluppatori Ubisoft di inserire un paio
di sequenze giocabili a bordo di una biga trainata da cavalli, tecnicamente grossolane e in
genere poco divertenti.